Mostra Fabbriche dei sogni Triennale - Design, Alessi

Design

Silenzio. Parlano le Fabbriche dei Sogni

La mostra al Triennale Design Museum conferma alcuni luoghi comuni. Per fortuna

Alla vigilia del Salone del Mobile numero 50, Triennale Design Museum inaugura la sua nuova grande mostra, la sua quarta interpretazione, per dirla bene, e conferma la propria vocazione di museo dinamico. Le fabbriche dei sogni è un'esposizione destinata a suscitare curiosità: il curatore è l'imprenditore Alberto Alessi. Non uno storico del design (come Andrea Branzi, che si occupò delle prime due interpretazioni), non un architetto (come Alessandro Mendini, curatore della terza), ma un industriale alla guida di una delle aziende italiane più note nel mondo. Una scelta rivelatrice del momento che il Paese sta vivendo e dell'attualità di certi luoghi comuni sul design. Ma prima, uno sguardo alla mostra.

CAPITANI CORAGGIOSI (D'INDUSTRIA) - Il percorso racconta per tappe la storia dei Capitani Coraggiosi del design italiano. Imprenditori che hanno sfornato prodotti all'avanguardia per uso dei materiali, per la sperimentazione nelle forme e negli usi. Ci sono cult, come la lampada Arco dei fratelli Castiglioni (per fare un nome tra centinaia), ma anche pezzi meno conosciuti, tutti esempi di quel pionierismo di certi industriali che hanno scommesso sui designer e sui loro progetti inconsueti. L'allestimento è stato affidato allo spagnolo Martí Guixé, autoproclamatosi "ex designer" qualche anno fa. In curriculum la progettazione di interni, di oggetti e di cibi; inventore di situazioni (per un opening creò il Gin and Tonic Fog Party: sì, una vera e propria nebbia alcolica), nonché autore di libri (se volete imparare a scrivere con il suo peculiarissimo font, procuratevi Un Sedicesimo 7°, edito da Corraini). Per il percorso del TDM, Guixé si è ispirato alla favola Alice nel Paese delle Meraviglie: si entra solcando un uscio-scultura di divani e sedute. Ad attenderci oltre, ecco il celebre Pratone (by Gufram), poi giù per la tana del Bianconiglio dove incontriamo i bizzarri Cappellai del Design e i pezzi a cui hanno dato vita: lo specchio Ultrafragola (Poltronova) o i portariviste di Kartell. Alle pareti, le grafiche di Guixé accompagnano il viaggio.

CERTI LUOGHI COMUNI - Ce ne sono almeno tre, quando si parla di design "all'italiana". Primo: il design è la bandiera del Made in Italy. Secondo (a corollario del primo): grandi designer italiani non ce ne son più, ma le nostre aziende richiamano talenti da tutto il mondo. Ultimo: gli eventi legati al design hanno successo perché gli attori del design fanno squadra (a differenza del mondo della moda). Questi tre teoremi si incarnano nella mostra, ricca di moltissimi oggetti e arredi senza tempo, icone di stile qui e ovunque, progettate da designer di ogni lingua, ma dal sigillo rigorosamente italiano. Carlo Guglielmi, Presidente di Cosmit, conferma  - per fortuna - il terzo luogo comune, ricordando Saro Messina (il patron dell'azienda brianzola Flou, recentemente scomparso, ndr): "Era un uomo che invece di dire faceva e invece di non dire diceva. Cercava di dare al mondo del progetto ciò che veniva dall'impresa. Ecco cosa rende unica la nostra cultura: non può esserci divisione, ma solo unione”. Unione di cultura, come sottolinea Davide Rampello, il presidente di Fondazione Triennale: "Non esiste la cultura di impresa e una cultura altra: la cultura è una sola. È grazie a questi imprenditori colti se il nostro design ha una qualità progettuale e realizzativa”. Gli fa eco Guglielmi: "Investire in cultura è un dovere dei privati ma anche delle Istituzioni, a cominciare dal Ministero della Attività Produttive".

LE FABBRICHE DEI SOGNI – Un titolo caro al curatore Alberto Alessi, un titolo evocativo, che parla della mente visionaria e al contempo pratica dei designer e degli imprenditori, della forza del progetto e della natura pionieristica che hanno solo i progetti più significativi. Ma anche del potere che un oggetto funzionale e bello (che sia barocco o minimal) ha su chi lo acquista o lo vorrebbe. Per Alberto Alessi le fabbriche dei sogni sono le aziende o, come li definisce lui: "Quei laboratori industriali di ricerca sulle arti applicate, dove è forte l'imprinting culturale. Le aziende che sono mediatori artistici tra le espressioni del design e i sogni del pubblico. Quelle fabbriche che si rivolgono – semplicemente – all'immaginario della gente".

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