Design. L'udienza è aperta

Chiude il Salone. In attesa di bilanci, alcuni temi degni di dibattito intavolati dagli stessi designers

Progettazione, tecnologia, estetica, etica, funzionalità, materiali, idee. Tutto questo è design. Italo Calvino diceva "Una cosa si puo dirla in almeno due modi", altrettanta infinità di declinazioni ha il design: di un interruttore, un palazzo, una sedia o una lampada. Su questo assunto si rinnova ogni anno il rito del Salone del Mobile e relativo codazzo di eventi. A Salone ancora caldo, qualcuno traccia bilanci e tendenze, mentre i progettisti semplicemente (pragmaticamente) si limitano a dire la loro sulle sfide del design.

LA LEZIONE DI SOTTSASS - Alcune tematiche "bollenti" emergono alla presentazione di Interni Design Energies: qualche designer è reattivo, qualcun altro ha l'aria poco presente a dire il vero. Si distinguono Massimo Iosa Ghini, Rudy Ricciotti e Mauricio Cardenas. Iosa Ghini, tra i fondatori del gruppo Memphis, misura lo status del design italiano: "Non sempre ha potuto lavorare su un primato tecnologico, ma ha saputo prendere elementi di qualità estetica e trasformarli in prodotti vincenti, grazie alla dimensione umana e personale della progettazione". Nei chiostri dell'Università Statale di Milano ha portato l'installazione South Face, una porzione di architettura con una parete coibente ricoperta da piante e fiori, in grado di assorbire CO2 dall'atmosfera. A proposito del suo progetto dice: "Integra un aspetto naturale ad uno tecnologico, maturando però anche un aspetto estetico non necessariamente spiegabile. In questo senso sono fedele alla lezione di Sottsass, secondo cui appunto non tutto è spiegabile, men che meno la bellezza. Altrimenti sarebbe razionalità".

MINIMALISMO? MOI NON PLUS - Parla francese Rudy Ricciotti, nato in Algeria da genitori di origini umbre. Sulla mensola di casa ha un Grand Prix d'Architecture, vinto nel 2006 a suon di progetti orientati sul "minimo", guai a chiamarlo minimalismo. Però, a vedere la sua opera nel cortile della Statale -semplicemente una porzione di rivestimento di una villa, che ha il pregio di sperimentare un nuovo tipo di cemento ultra performante- il primo aggettivo che viene in mente è appunto "minimale". "Scelgo di utilizzare il minimo delle forze per avere il massimo del risultato estetico. Non mi definisco minimalista, semmai un manierista entusiasta che unisce al progetto dell'ingegnere la ricerca del bello".

DATEMI UNA LEVA E VI SOLLEVERÒ IL MONDO - "Purché sia in bambù", concluderebbe Mauricio Cardenas. L'architetto colombiano è da sempre un aficionado delle tematiche ecosostenibili, specie in quelle relative alle nuove tecnologie e ai nuovi materiali da impiegare in costruzioni innovative. Non è il solo a credere nelle potenzialità di queste piante in arrivo dall'Asia, potenzialità ancora non adeguatamente studiate e sfruttate dall'industria. Cardenas mette però in allarme: "Il bambù ci offre delle grandissime opportunità, crescendo in abbondanza in alcune delle zone più povere del mondo però ci mette anche davanti a delle questioni etiche". Il paragone con il petrolio appare esagerato, eppure è inevitabile pensare alle conseguenze di un eventuale boom del bambù nella produzione industriale, ovvero allo sfruttamento incontrollato di una risorsa, senza benefici per le popolazioni che in qualche modo lo "possiedono". Il dibattito è aperto. That's Design.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati