L'idea è americana, la concretizzazione è made in Italy. Il cardboard design, ovvero tutto quel che il design realizza mediante il solo uso del cartone, conta una nuova realtà, nata a metà 2009: Marameo Design. Una squadra tutta mantovana che produce pezzi da interni (librerie, panche, tavoli) utilizzando i "Bloxes". Creati negli anni '60/'70 da Jeff Raskin, il programmatore che avviò il progetto Macintosh per Apple, i Bloxes sono fogli di cartone ondulato che, piegati, formano un parallelepipedo a pianta triangolare: grazie a un sistema di interbloccaggio possono essere "intrecciati" fino a formare ciò che si vuole. Messi in commercio dal figlio di Raskin nel 2008, negli USA vengono utilizzati soprattutto a fini ludici, il gruppo di Marameo Design ha pensato invece che fossero perfetti per creare pezzi d'arredamento: tavoli, sedute, specchi, librerie resitenti e in grado di assorbire le emissioni sonore.

"Le nostre collezioni sono ecologiche, non solo per il materiale riciclabile di cui sono composte, ma perchè comportano pochi sprechi in fase di produzione - dicono Valentina, Lorenzo e Marco, tre dei quattro ragazzi di Marameo Desing - I mobili creati con i Bloxes sono modulari, in teoria non c'è mai una ragione per sostituirli o buttarli: se ti stanchi di avere una libreria di cartone, la smonti e assembli un tavolo". Dal sito della compagnia si possono ordinare gli articoli che si preferiscono: vengono consegnati smontati, in confezioni da 25 cm per lato, o già assemblati. "Questa soluzione è da un lato più comoda, dall'altro meno: i mobili già montati sono leggeri ma molto voluminosi. Senza contare che si perde il divertimento della costruzione". Divertimento che nelle intenzioni della società vuole essere anche istruttivo: "Crediamo che il modulo dei Bloxes si presti molto alla didattica montessoriana: se per un bambino può essere difficile montare un singolo foglio di cartone, è certamente stimolante esplorare le possibilità di "incastro" tra un pezzo e l'altro". E probabilmente, piacerebbe anche al buon Bruno Munari.

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