Curiosità

Zio Vanja

Al Teatro Manzoni è in scena Cechov fino al 6 giugno

Zio VanjaLe opere di Cechov non sono certo divertenti. E' un nichilista e per lui il mondo è senza speranza. Ma il Cechov messo in scena da Sergio Fantoni (regista) ha qualcosa di diverso: eliminata quell'atmosfera plumbea che ha sempre caratterizzato le rappresentazioni dello scrittore russo, la storia di Zio Vanja è resa con un lento procedere di dialoghi, di incontri e scontri all'interno della casa-alveare, un crescendo di dolore e tristezza, ma illuminati qua e là da momenti di tragicomicità che danno allo spettacolo una marcia in più.

Il dolore per un una vita non vissuta, la consapevolezza di aver sprecato la propria esistenza e la tristezza di accorgersi di essere sempre allo stesso punto. I personaggi della casa di campagna soffrono e piangono e urlano, quando un soffio di giovinezza e di stravaganza cittadina entra nella loro vita. Stravolge per sempre la loro monotonia fatta dei cicli delle stagioni e del ripetersi, perenne, di quei gesti tipici del lavoro a stretto contatto con la terra e la natura.

Zio VanjaUn giorno mentre tutti sono affaccendati nei lavori quotidiani, arrivano dalla città il professore in pensione Alexandr, docente ed esperto d'arte, mantenuto dal lavoro agricolo di sua figlia e di suo cognato, e sua moglie Elena, bellissima e timida, ma soprattutto infelice perchè giovane e sposata con un vecchio lamentoso e arrogante.


L'evento è sconvolgente e turba la quiete in cui viveva la famiglia. Zio Vanja, il protagonista, interpretato da Andrea Giordana, si accorge di essere un fallito, ma scarica la colpa sugli altri, Astrov (Francesco Biscione), l'affascinante medico, si innammora della bellezza di Elena, ma il suo è un amore impossibile; la Maman (madre di zio vanja), femminista e rivoluzionaria, è tutta trepidante di amore di suocera per il professore, mentre la balia ha un gran da fare a curarne gli acciacchi immaginari; Teleghin, parassita della casa, ossequia senza ritegno, fino al ridicolo, Alexandr e la sua arte dello scrivere.
Solo Sonia, la brava e bruttina  figlia della prima moglie del professore, continua a vivere come ha sempre fatto, continua ad essere innamorata segretamente e non ricambiata dell'affascinante dottore, continua a sfiancarsi nel lavoro dei campi, continua a vivere piena di speranza per il futuro, perchè la fede è l'unico spiraglio, perchè la fede l'aiuta ad essere felice e a credere in un prossimo paradiso.
Ma  Alexandr e sua moglie falliscono il loro tentativo di stabilirsi in campagna perchè il richiamo dei divertimenti cittadini è troppo forte.

Tutto si svolge con estrema lentezza, fino ai due colpi di pistola che, finalmente, smuovono la situazione stagnante e lacrimevole dei protagonisti.
Quando i due coniugi tornano in città tutti si riappacificano e il quadretto familiare si ricompone: zio Vanja e sua nipote tornano a fare conti e fatture, il dottore torna a casa per essere pronto l'indomani a curare gli ammalati, la Maman legge i suoi opuscoli rivoluzionari, la balia e Teleghin si riscaldano l'una vicino all'altro chiacchierando del più e del meno.


di Angela Tomaiuolo

Teatro Manzoni

Orario
Ore 20.45
Domenica ore 15.30

Ingresso
Euro 28

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