Sdisorè

Una classica tragedia lombarda di Giovanni Testori fino al 6 giugno

Sdisorè"Siooore e Sioori….ecco a voi… SdisOrè!". Non illudetevi: non siamo al circo e nemmeno di fronte ad un teatrino dei burattini di provincia anche se tutto lo lascerebbe supporre.
Si tratta invece di Orestea, una classica tragedia greca di Eschilo, rivisitata e riscritta in una lingua lombarda dall’irriverente e geniale Giovanni Testori, che la fa diventare una "Brianza’s Tragedy".

Un breve riassunto per chi ignora o non ricorda la trama: "Oreste torna ad Argo per vendicare la morte del padre Agamennone, ucciso dalla madre Clitennestra e dal suo nuovo compagno Egisto. Insieme alla sorella Elettra, Oreste decide di..."

Di fronte al pubblico un Oreste polivalente, interpretato da Ferdinando Bruni, attore e regista assai noto al teatro dell’Elfo. La faccia da clown dipinta di bianco, gli occhi segnati da lacrime rosse perenni, una giacca nera da domatore di circo sopra un vestitino di tulle rosa.
Con voce tonante e ballerina, e con un mix di lingue lombarde, latine e germaniche, Oreste trascina lo spettatore nella tragica vicenda dell’uccisione di sua madre Clitennestra e del suo amante. In un monologo dai toni tragici e grotteschi, Oreste-Bruni si sdoppia, si triplica e si moltiplica, dando voce ai diversi personaggi della tragedia.

Ecco dunque la madre di Oreste afflitta dai sensi di colpa, ma anche preda dei suoi appetiti sessuali; la sorella Elettra che diventa Elettrica per intercessione di un più moderno Guglielmo Marconi; e che dire del povero Egisto, usurpatore del trono e amante incapace di soddisfare il bisogno di affetto della regina. Un solo attore per molti personaggi, una voce unica per svariate tonalità farsesche: grande Ferdinando Bruni che supera una prova di estrema difficoltà e grande Fabio Barovero (nel ruolo di Pilade) che lo accompagna con la fisarmonica per tutto lo spettacolo.

Il momento di massima drammaticità si raggiunge con l’uccisione di Clitennestra da parte di Oreste, scandita da un tango scatenato e lancinante.

Il linguaggio è crudo e violento, i toni accesi e plateali con forti riferimenti carnali. Il pubblico inizialmente attonito e frastornato, alla fine è rimasto affascinato e ha risposto con applausi prolungati.
Una bella prova di coraggio per Ferdinando Bruni e una regia eccellente di Francesco Frongia. Da non perdere per chi ama la classicità e il dialetto lombardo.
Regia di Francesco Frongia, musiche originali di Filippo del Corno, fisarmonica di Fabio Barovero.


di Claudio Consiglio

Teatro dell'Elfo

Orario
Feriali ore 20.45
Domenica ore 16
Lunedì riposo

Ingresso
Euro 18/9
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