Curiosità

Popa Chubby

Come può un ragazzo bianco catturare il blues?

I lettori ormai hanno capito che prima di commentare un concerto, definisco il territorio musicale di riferimento. Questa volta stiamo parlando di blues. Il territorio blues secondo il libro "Il colore del blues" (Lunanera, 2004) è abitato da 180 protagonisti. 
ll territorio del blues lo vedo esagonale. Musicisti bianchi nella metà a nord. Musicisti neri nella metà a sud.
Nella parte alta metto al centro Eric Clapton, alla sua destra John Mayall e alla sinistra Stevie Ray Vaughan.
Nella parte bassa metto al centro Jimi Hendrix , alla sua destra B.B. King e alla sinistra Muddy Waters. Tutti chitarristi elettrici che usano la Fender Stratocaster oppure la Gibson 335.
Tutti chitarristi , compositori e cantanti, tranne John Mayall, che  suona preferibilmente l’ armonica.

Chi ragiona in modo verticale può facilmente affermare che nel territorio del blues non c’ e’ piu’ nulla da inventare. Può il blues evolvere dalla sua struttura in 12 misure inventata nel delta del Missisipi? Può un chitarrista bianco nato nel Bronx 45 anni fa e formatosi on the road e appesantito da 130 chili inventare un nuovo modo di essere bluesman?
Chi conosce bene Popa Chubby dice di si. Con elementi di rap e hip hop Popa ha aperto la strada al  blues post moderno.
  
Arrivo a concerto appena iniziato e mi accorgo subito che il volume e’il doppio di quello che si ascolta di solito al Blue note. Popa , 130 chili rivestiti da jeans oversize e  canotta arancio e bandana in testa, impugna una Stratocaster 1966. Sembra piccola la chitarra  tutta scrostata infilata in un ampli Fender e passata attraverso tre effetti soltanto : un tube screamer Ibanez, un micro vibe Woodoo lab e un multieffetto verde pisello della Line 6. Il sound e’ estremamente pulito. Quasi troppo crudo. Poca distorsione e molta dinamica. Chitarra, voce, basso e batteria. Suonano bene, ma non si sente niente di nuovo. Il sound per tutto il primo set e’ molto tradizionale. Si conclude con Hey Joe di Hendrix che inizia molto simile all’ originale per discostarsi strada facendo. Nel finale  Popa prende il posto del batterista.

Nella pausa Popa Chubby vende CD con disinvoltura e firma autografi senza farsi pregare.   
Decido di fermarmi per sentire se la musica cambia nel secondo tempo.
Il primo brano sembra l’ inizio di un concerto che va verso nuove sonorità. Affiora un pò di funky. Di tanto in tanto si va verso nuove direzioni. Poi si torna sulla strada maestra. Ottimo sound, ma a tratti troppo ovvio. Potremmo essere in un qualunque blues club americano se non fosse per l’ottima acustica, la totale assenza di fumo e di puzza di fritto e per i camerieri in giacca nera.
Finalmente Popa si scatena. Canta Rap, suona la Telecaster con il bottle neck.Ci mette pure un po’ di swing. 
 
Hendrix e Stevie Ray Vaughan affiorano sempre e a volte sono ingombranti.  Ma Popa ha comunque trovato un suo sound riconoscibile nel territorio del blues infestato da imitatori degli imitatori.  

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati
  • ARGOMENTI