Milano Film Festival: conclusioni

Si è chiuso ieri il festival del cinema che ha animato la città di Milano

Si è conclusa la rassegna che per nove giorni ha arricchito le piazze Milanesi di cinema, gente e suggestivi luoghi dedicati a cultura e musica.
Il Milano Film Festival ha volto al termine con una nona edizione di discreto successo.
Grossissima l’affluenza di pubblico soprattutto durante il fine settimana.
Convegni e spettacoli si sono susseguiti a rincorsa, tra proiezioni in concorso e chicche fuori programma.
Per i cinefili più agguerriti è stato possibile gustare senza sottotitoli ed in lingua originale "The Magnificent Ambersons" del grande Orson Welles, ambiziosamente seguito da un pubblico folto, colto ed amante del cielo stellato.
Stessa sorte è toccata a chi dopo la prima proiezione dei corti, ha preferito passare il resto della serata all’aperto tra bar coperti da tensostrutture ed un omaggio sperimentale al re del brivido intitolato "Hitchcocktail".

Il week end ha quindi registrato il massimo dell’affluenza rispetto alle proiezioni settimanali, nonché una scelta di generi più ricercati e spesso meno divertenti.
Ci hanno colpito il tema della difficile convivenza tra Israele e Palestina appena citata in "Alice et moi" di produzione belga e ancor di più, la realistica visione degli accadimenti nel documentario intitolato "Detail" volutamente girato nei Territori Occupati.

Mentre per chi non è mai stato vegetariano, ecco un motivo in più per diventarlo. "L’evangile du cochon créole" di Michelange Quay di produzione Francese-Haitiana-Americana, sviluppa molto bene e con scene poco edificanti, la squallida vita di un maiale amato e coccolato dai popoli poveri delle bidonville di Haiti, per culminare nella sua altrettanto poco edificante fine brutale, atta ad arricchire e ingigantire il portafoglio dei ricchi signori ma soprattutto, il più vasto e ingovernabile impero coloniale americano. Un film su cui riflettere e non troppo dissimile dalla realtà.
Insomma ricerca, politica, sperimentazione ed una continua voglia di guardare il mondo con gli occhi sempre aperti, questo è quello che il Festival ci ha regalato quest’anno.
Per replicare? Bisogna attendere la 10° edizione.
Arrivederci all’anno prossimo.


di Alessandra Curreli

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