Percorso Dalì a Milano

Milano... Daliniana!

Salvador Dalì in città con i suoi quadri: dove accompagnarlo? Piccolo vademecum per un tour impossibile

Una personale di Salvador Dalì mancava a Milano da oltre 50 anni, dall'esposizione presso la Sala delle Cariatidi, nel 1954. Chissà cosa farebbe l'elegante ed eccentrico Maestro del Surrealismo se dovesse ritrovarsi in carne e ossa sotto la Madonnina, insieme ai suoi dipinti raccolti in una nuova mostra. In quali vie amerebbe girare? La città non abbonda in stravaganze architettoniche, diciamolo, ma il fascino dei tanti palazzi in stile liberty in zona Porta Venezia avrebbe regalato a Dalì qualche emozione. E se l'Orecchio di Marmo della villa di via Serbelloni 7 avesse ancora la sua funzione di citofono, certamente il Maestro si divertirebbe a suonarlo, per poi fuggire nella notte soddisfatto del suo scherzo puerile.

DA LECCARSI I BAFFI - Se foste gli accompagnatori del soggiorno milanese di Dalì, sarà bene vi procuriate qualche dritta sui suoi gusti, cercando magari tra fonti sicure, come la sua autobiografia, La mia vita segreta (edizioni Abscondita, Euro 29). Dalì sembra leggere nel pensiero di chi vorrebbe deliziarlo offrendogli una cena fuori: l'incipit è tutta una tirata su quanto orridi siano gli spinaci (per il suo palato almeno) e quanto deliziosi i crostacei. Da questo punto di vista, siete fortunati: Milano ha moltissimi buoni ristoranti di pesce. Roba da far leccare gli inconfondibili baffi del Maestro.

AMORI BESTIALI - Tra gli amori di Dalì, oltre alla moglie e musa Gala, si contano i soldi e gli animali esotici. In un percorso milanese risulta obbligatorio un giro a Palazzo Mezzanotte, in Piazza Affari, dove i soldi si fanno, e uno nel Quadrilatero della Moda, dove i soldi si spendono. Capitolo animali: Dalì aveva la fobia delle cavallette e leggenda vuole che avesse una pantera come animale domestico... Chissà che effetto gli farebbe stare davanti alla gabbia vuota delle tigri nei Giardini di Porta Venezia, dove una volta sorgeva lo zoo di Milano, chiuso da quasi vent'anni. Proverebbe nostalgia o piuttosto allegria al pensiero della riguadagnata libertà di quelle bestie? Un ultimo dettaglio: in molte opere daliniane sono ricorrenti le formiche. Come nel celebre La persistenza della memoria (il quadro con gli orologi che si sciolgono, per intenderci). Si narra che in giovanissima età Dalì fu colpito dalla visione del cadavere di una lucertola divorato da formiche: da qui l'idea della morte e del tempo che passa associate all'immagine di questi insetti. Ma qual é il luogo milanese che può rappresentare lo scorrere del tempo? Manca un Big Ben, ma il nostro Duomo conserva una Meridiana sconosciuta ai più.

UN TOUR A REGOLA D'ARTE
- Infine, frugando nel patrimonio artistico milanese, si scova un'imprescindibile tappa
daliniana. Si tratta della Pinacoteca di Brera, dove è esposta l'opera La Vergine con il Bambino e santi di Piero della Francesca, il dipinto con il famoso uovo sospeso è stato ripreso dal Maestro ne La Madonna di Port Lligat. Nell'elenco Pro e Contro stilato dallo stesso Dalì, che potrete leggere all'interno di La droga sono io (Castelvecchi, Euro 15), l'artista boccia Michelangelo e premia Raffaello, del quale, neanche a farlo apposta Brera possiede il recentemente restaurato Lo sposalizio della Vergine.

Per concludere il tour, riportate Dalì a Palazzo Reale per finire là dove tutto è cominciato, nella Sala delle Cariatidi.

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