La vedova Socrate

Franca Valeri al Teatro Carcano (Fino al 9 novembre)

Si è riso e si è sorriso in questa ora e venti di monologo, davanti alla parrucca bionda di Santippe ma, soprattutto, davanti al talento di questa anziana ragazzina del 1920 che ha fatto dell'ironia il suo pane quotidiano e, ancora una volta, lo ha sfornato caldo davanti alle nostre bocche aperte ed ammirate.
Franca ValeriUna comune ragazza dei sobborghi di Atene sposa un uomo non bello, non particolarmente simpatico, ma con una favella così sciolta e argomenti talmente convincenti che come dirgli di no?
Ecco come nasce la storia tra Santippe e niente popò di meno che il grande filosofo Socrate.
Franca Valeri calca il palco del Teatro Carcano con ai piedi altissimi calzari dorati e in bocca strali di fulminante ironia, dando corpo e voce  alla Santippe che al mondo irreale del pensiero ha preferito la concretezza della vita quotidiana.
Perché mentre suo marito ha sempre la testa tra le nuvole e si contorna di giovani discepoli, ci vuol pur qualcuno che tiri la carretta e pensi alla pagnotta.
Ecco spiegata dunque la scenografia in cui si svolge quest'atto unico: una bottega d'antiquariato ante litteram. Perché dovete sapere che Socrate è ubriaco dalla mattina alla sera e l'ebbrezza gli stimola un profittevole vizietto: trafuga un oggetto qua e un oggetto là dalle case dei suoi ospiti. E allora perché non rivendere le testine di Fidia o le statue di Apollo così sapientemente sottratte?
Insomma, Santippe è una donna pratica e moderna, passata indenne tra le stramberie di filosofi, generali e fanciulli, che accusa il marito defunto di avere la bocca troppo larga, di aver spifferato ai quattro venti le sue idee senza mai prendere in pugno una penna per tramandarle ai posteri. Ecco dunque che il suo disprezzo si accanisce con strepitosa ironia contro Platone, un furbo che ha fregato tutte le idee di Socrate e -quel che è peggio- anche i diritti di autore!
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