La città è musica

Le orecchie vanno abbellite, i cuori indeboliti. Torna elettronica, sonate e grandi autori. Sboccia la primavera a suon di musica

Nella testa un motivetto, orientale non direi, assolutamente romantico. Senza musica nelle orecchie non sappiamo stare, sui marciapiedi leggiamo le scritte e immaginiamo, sui tram vediamo le teste degli altri dondolare al ritmo del nostro groove e tutto sembra un musical dove Mary Poppins prima o poi prenderà il volo. Fantasia e sopravvivenza, molto spesso la città è dipinta dalle note infuse da I-pod, lettori e vinili che scendono in strada dalle finestre. La primavera porta novità da acquistare premiando l'attesa.

CITY HOUSE - Non c'è stagione o umore, una sana tracklist di house ed elettronica fatta a dovere non dovrebbe mai mancare, specie quando lo stress mattutino ci ha già sorpresi e le note in testa rimangono fino a notte inoltrata quando le si balla, liberamente. Due le grandi uscite, il piccolo newyorkese vegano Moby: il suo Last Night nasce dall'idea di riconoscere il suono '80 fra icone e la sua idea di dance che ha costruito in anni di club per sfociare poi nella nuvola mediatica che lo ha reso celebre e Grammy nominato. Molte le collaborazioni presenti, tanta New York da attraversare con le orecchie nel caos del meticoloso Moby. Un ritorno aggressivo quello invece di Robert Owens, il Signore dell'house. Profeta della scena house di Chicago che ha fatto scuola, è stato in silenzio per un bel po'. Poi dalla matassa confusa e berlinocentrica, è tornato a dire la sua. Dal grigio fumo di Londra ha messo sotto il naso il suo nuovo album Night Times Stories e a molti è caduta la mascella. L'house di un tempo è tornata, non ibernata, ma semplicemente potente, afrodisiaca e da brividi.

DAME SONGWRITER - Il mondo del torpore protegge, le voci femminili do it better, fra pianti aiutati grazie a quelle piano session che non finiscono più, e plaid che coprono i dolori anche a luglio. Fra tutte le voci sentite, il sottobosco del cantautorato femminile si rinfoltisce ancora un po'. Madam aka Sukie Smith, colpisce il cuore, lo affonda e ve lo riporta in reti d'argento. Il suo album In case of Emergency, può essere davvero il giusto apporto di sentimenti in caso di apatia. Voce calda per il suo psichedelico folk che naviga fra il lirismo disperato e l'orchestralità libera. I riferimenti letterari e cinematografici non distolgono da una personalità e da una voce di potente bellezza. Un'altra voce dall'America dispiega il velo dell'ironia è Simon White con il suo nuovo album I am the man. Cantautrice colta ed attuale, non riesce a non ironizzare sul reale, fatti e personaggi sono rapiti nel suo sarcasmo, la voce è inconfondibile, il tappeto sonoro non lascia nulla al caso, per la vecchia scuola del cantautorato americano.

VOCE SIGNORI - Hanno introdotto il gusto dell'attesa con un singolo in tipico REM style, sanno di poter parlare di America inglobando il mondo, sono la realtà sempreverde del rock che le sbavature non sa come si facciano. Da Man on the Moon in poi la tracklist perfetta per l'on the road è loro, si aspetta febbricitanti l'uscita di Accelerate. Mr Stipe ne ha ancora molte da dire, noi da cantare a squarciagola. Bellezza, sortilegio e sublime, un tris che in pochi sanno gestire ammaliando: è Antony and th Johnsons gigante buono di New York che al primo ascolto ricordò la Nina Simone di Sinnerman, torna con il suo The Crying Light. La redenzione arriva con le chiusure donate da pianoforte baciato dal cielo, testi che inneggiano bellezze sovraumane, cipria ed arsenico seguono la lentezza dello stillicidio. Zittisce il mondo, camminate sospesi.

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