Curiosità

L'io di Giovanni Allevi

Una scheggia impazzita per la bellezza della musica della vita

Sul foglio bianco devo tracciare un pentagramma su cui stendere la mia intervista a Giovanni Allevi, un giovane pianista trentaseienne, dall’aspetto gentile e simpatico.
Dopo le prime parole spese nel fargli i complimenti sinceri per il suo bel disco, “No Concept”, mi avventuro alla scoperta del suo io….attenzione, è laureato col massimo dei voti in filosofia!

“Ho letto che iniziasti a suonare il piano a quattro anni poiché ti fu vietato da tuo padre, pianista, che lo teneva sottochiave. Ma hai imparato tutto da solo? E come è possibile che delle strutture matematiche siano in un bambino così piccolo?”
“Trovarmi davanti ai tasti del pianoforte era come trovarsi di fronte ad un quadro. Iniziai a toccarli, a sentire il suono e poco a poco presi confidenza con l’armonia e gli accordi. Questo tra i 4 e i 9 anni. Pare che Mozart avesse già sviluppato da piccolo l’aspetto matematico, che io ho vissuto con l’Accademia. Da bambino ascoltavo tutti i giorni la “Turandot” di Puccini. Stavo tre ore sul divano e mi facevo film nella mente, chissà quante musiche ho assorbito? Ho immagazzinato ogni cosa e poi, con l’esperienza, ho risistemato tutto.”
“Che rapporto c’è, dunque, tra divieto e libertà?”
Dal divieto giunge la libertà, che consiste nel recuperare quel momento. Se tu vieti al bambino di fare qualcosa, ecco che lui la farà…
L’Accademia non ti dà libertà, è a senso unico. Dà solo una possibilità, cioè quella di interpretare la musica dei compositori antichi e non lascia spazio allo sviluppo delle differenti personalità. Lì, devi interpretare la musica concettuale (da qui il nome dell’album “No Concept”, n.d.r.), inascoltabile e che non si pone il problema dell’ascoltabilità. Pensa che spesso viene scritta e giudicata senza nemmeno venire suonata. Tuttavia mi infastidisce che sia criticata da chi non l’ha vissuta. Io ne sono fuggito, ma essa ti insegna la tecnica necessaria ad organizzare la musica che senti dentro. Io volevo esprimere le mie idee ed ebbi tutti contro. Per aver suonato le mie musiche durante un’audizione, ho rischiato d’essere cacciato dal Conservatorio, dato che venne considerato un atto di superbia. Secondo il filosofo Heidegger, nella vita si verificano delle situazioni limite che portano a dei punti di rottura e in quel momento mi dissi che stava avvenendo qualcosa di importante. Se avessi vinto, sarei stato l’uomo del cambiamento. Purtroppo non fu così, però ora suono la mia musica.”
“Trovo più superbo pensare di poter interpretare un brano di Mozart bene come avrebbe fatto lui, piuttosto che suonare le proprie composizioni e mettersi in discussione.
Un’altra parola chiave dei tuoi componimenti è autenticità…”
“Sì, è difficile essere autentici. La nostra società premia chi si adegua ed è compiacente, ma chi ha una personalità diversa non deve lasciarsi omologare. La scheggia impazzita viene isolata. Io ho scelto di essere me stesso. Ho rinunciato a dei miseri privilegi nel nostro Paese, ma ho trovato dei bellissimi gioielli benché essi siano a New York e Hong Kong.”
“Mi incuriosisce il legame tra la musica e la tua tesi di laurea”
“La fisica contemporanea ci dice che tutto è scientificamente spiegabile. Invece non si può spiegare più nulla perché, scavando, in fondo si trova il mistero. Le particelle subatomiche sono imprevedibili e possono esistere universi paralleli, che sono le conseguenze di principi indiscutibili. I fisici contemporanei si trovano nella stessa condizione dei presocratici, come gli artisti approdano a ciò che non è scontato. Tutto ci è meravigliosamente donato e frutto di coincidenze. Se credi fortemente in qualcosa e hai un talento devi fare di tutto per sviluppare il tuo disegno, che all’inizio non è mai chiaro. La vita ci è stata data per scoprirlo poco a poco e le persone a noi vicine hanno il dovere di proteggerti ed aiutarti.”
“Sei anche supplente di educazione musicale in una scuola media. Com’è insegnare?”
“Con i ragazzi condivido i problemi reali, mi sento più vicino all’umanità. Racconto loro delle storie per avvicinarli alla musica, per far loro capire i meccanismi di radio e televisione, scrivo anche musica con loro. I miei 60 alunni sono stati direttamente coinvolti in “No Concept”, insieme abbiamo messo a fuoco titoli e scaletta. C’è un grande affetto reciproco.”
“E tu con cosa ti coccoli?”
“Con la torta al cioccolato. Ne mangio una fetta prima di ogni concerto. La più bella e buona l’ho provata a New York…era grandissima! A Vienna ho assaggiato la vera Sacher Torte, mentre a Hong Kong aveva solo la parvenza del cioccolato…il gusto era stranissimo.”
“Che rapporto hai con la natura e qual è il suono che ami di più?”
“La natura è una grande fonte di ispirazione. Ora che mi ci fai pensare il suono che amo di più è il silenzio, perché è il luogo ove il pensiero può svilupparsi. Una volta mi incantò un gabbiano che volava basso. Fu proprio quel volo così in basso e vicino a me che mi consentì di apprezzarlo in tutta la sua bellezza.”
“Hai ragione…siamo circondati da esseri meravigliosi. Sai, con me vive un anatroccolo, Chupito, che è bellissimo, per la poesia  che emana, per la pace e l’armonia…del resto noi ballerine abbiamo preso molti movimenti dagli animali, specialmente dagli uccelli. Tu hai animali?”
“Ho Maciste, un gamberetto che vive in un’ecosfera, una palla di vetro chiusa, che racchiude in sé tutto ciò che gli serve. Mi fa molto pensare questa cosa. Lo terrò sul pianoforte durante i miei concerti.”

E’ passata più di un’ora, ma è così piacevole e stimolante parlare con Giovanni che il tempo ha perso la sua consistenza… e così ci salutiamo dandoci appuntamento al Blue Note di Milano, il 5 luglio.


di Melissa Mattiussi

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