L'Eldorado

Come Renato Birolli trasformò sulla tela uno stabilimento balneare in utopia di mondo felice

Quando un tempo nelle acque dell'Idroscalo si poteva fare tranquillamente il bagno, questo luogo ameno ispirava anche gli artisti... non credete alle vostre orecchie?

Ebbene sì, uno di questi fu Renato Birolli (1905-1959), protagonista del rinnovamento dell'arte italiana negli anni della nascita del gruppo "Corrente", che radunava i migliori artisti, scrittori, letterati e critici d'arte del momento. I suoi soggetti si riferiscono alla vita della campagna lombarda e alla sua realtà difficile.

Tra questi è celebre L'Eldorado, divenuto luogo della mente, utopia di un mondo felice, di un'età dell'oro dove gli uomini godono di una natura benevola intrecciando i piaceri dell'anima ai piaceri del corpo. Il quadro prende spunto da uno stabilimento balneare sulle sponde del Lambro, nella periferia milanese, dove la povera gente poteva trovare, per pochi soldi, qualche frammento di felicità.

Dipinto nel 1935, è di notevole bellezza e importanza sia per il percorso creativo che gli appartiene, sia per il rinnovamento della pittura italiana a ridosso della seconda guerra mondiale, anticipando la ripresa artistica postbellica.

Sembra quasi di trovarsi di fronte ad un'opera mista di Van Goh, Cezanne e Matisse, con riferimenti a La Tempesta di Giorgione e a La colazione sull'erba di Manet. La costruzione chiara e luminosa occupa il centro del quadro, sovrastata dal cielo blu fiammeggiante di arancioni e di rossi. In primo piano si snoda una natura ricca e vagamente esotica, dove un gruppo di figure nude si delizia nell'ozio, immerso in un verde selvatico ma accogliente.

Il tema è interpretato da Birolli con originalità, coniugando qualità della pittura e ispirazione esistenziale radicalmente e polemicamente indipendente rispetto ai modi e alle idee allora dominanti.

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