Il Piccolo Principe

La fantastica storia di Antoine de Saint-Exupéry al Teatro Carcano

"Quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali lessi che i boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono più a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede. Meditai a lungo sulle avventure della jungla. E tracciai il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno... Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno le spaventava. Ma mi risposero: Spaventare. Perché mai uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?"
E’ questo l’incipit e l’essenza de Il Piccolo Principe, una favola scritta per i bambini perché, come dice lo stesso autore Antoine de Saint-Exupéry, gli adulti vogliono vedere solo i fatti certi e sicuri.

A grande richiesta, per la quinta stagione consecutiva, sul palco del Teatro Carcano tornano ad avvicendarsi quattro bambini (Tobia De Scisciolo/Riccardo Mastellone/Gian Maria Picchianti/Lapo Bacarelli) nella parte dell’ometto biondo, minuscolo e candido, proveniente da un'asteroide sconosciuta e lontanissima. Alla recitazione si aggiungono la danza e la musica: il personaggio della Rosa per esempio è affidato ad una ballerina che danza su un motivo cantato da Irene Grandi.

Italo Dall’Orto è invece il regista e l’adattatore del testo, nonché il bravissimo co-protagonista. E’ infatti l’esploratore costretto ad atterrare nel deserto del Sahara a causa di un guasto al suo apparecchio. E’ qui che gli si presenta il piccolo principe, venuto sulla terra per conoscere gli uomini e sfuggire alla rosa di cui si è innamorato. Prima di giungere sulla terra, incontrerà i mondi e i personaggi più folli e disparati, metafora dei caratteri umani, fino all’incontro più importante, quello con la volpe, che gli insegnerà il valore dell’affetto e dell’amicizia, che addomestica creando un legame unico e inscindibile.

Forse non tutti sanno che Il Piccolo Principe rappresentò per il suo autore una prova d’amore per riconquistare la moglie dopo un periodo di distacco durato cinque anni. Paragonandola alla rosa della storia, vanitosa, bugiarda, possessiva, tiranna e presuntuosa, volle dirle che, con tutti i suoi difetti, ella era diversa da tutte le altre e, in questa differenza, risiedeva la sua unicità e il loro legame. Ma forse il modo più bello di interpretare questa storia resta proprio leggerla come una favola per piccoli e per tutti i grandi che una volta sono stati bambini e poi se ne sono dimenticati.

di Claudia Bevelloni

Teatro Carcano

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