Curiosità

I Mercanti di Liquore

Poesia e atmosfera magica ieri al Festival di Villa Arconati

Mercanti di LiquoreLa magia di Villa Arconti e del suo Festival, la musica dei Mercanti di Liquore che ho amato perchè hanno bevuto dall'anima di De Andrè, ma che da li sono partiti per un viaggio musicale e di contenuti nuovo, arrivando alla genialità ed ai monologhi di Marco Paolini.
Ebbene si, consacrati e se lo meritano finalmente... rimangono ancora speranze che la musica geniale, i messaggi generati da puro talento artistico e da una cultura musicale che non tralascia i “poeti” cantautori della nostra storia, la coerenza dei contenuti, il voler fare musica per fare arte, possano essere valori che funzionano ancora oggi giorno.

Pur essendomi avvicinato a loro grazie al ricordo di “Faber”, sono subito stato rapito dai loro pezzi autografi, “L’eroe”, “Il viaggiatore”, “Frankenstein”, “Cecco il mugnaio” solo per citarne alcuni; ma sopra a tutte “Lombardia” che ha trascinato e commosso tutti e duemila i presenti ieri -come commosse me nel 2001 quando l’ascoltai mentre vivevo il mio impatto col cinismo che a volte ha questa terra.

Mercanti di LiquoreI Mercanti composti dalla voce magnificamente de andreiana di Lorenzo Monguzzi e la sua chitarra folk, la chitarra del virtuoso Simone Spreafico e dalla fisarmonica di Piero Mucilli sono capaci di generare un vero muro di suono e di trascinanti emozioni che di solito riesce solo a band elettriche.
Fra le tante rivisitazioni di De Andrè cito la loro versione di “Geordie” che hanno cantato a Genova al controverso  concerto alla memoria. Sono dei geni con tantissime cose dette e molte altre da dire nel panorama musicale italiano.
Deve averlo capito anche Marco Paolini, che con loro ha ideato un progetto teatral-musicale da cui è uscito un album (Song N.32) e una serie di concerti che stanno spopolando in giro per l’Italia.

I monologhi di Paolini (l’autore di “Vajont” e di “Ustica”, per intenderci) si fanno accompagnare dalla musica dei mercanti. Sono testi suoi originali o tratti da altri scrittori e poeti: ci sono alcune filastrocche di Gianni Rodari, i Canti orfici di Dino Campana, la poesia dialettale di Biagio Marin, Giacomo Noventa e Ernesto Calzavara, due poesie di Erri De Luca e un estratto da Il Sergente Della Neve di Mario Rigoni Stern.
Il pubblico era estasiato dalla musica, coinvolto dai temi toccati e rapito dal “menestrello” Paolini che saltava e recitava sul palco. Armonia tra gruppo, attore e pubblico perfetta.
Che li vediate insieme o in serate soliste non fateveli scappare, questa è arte.
Buon ascolto,
Pacca


di Stefano Pasquali

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