Giulio Cesare

Hasta la victoria siempre, Bruto!

Cinque giovani attori in scena, fra cui il regista, che interpretano Bruto, sua moglie Porzia, Cassio, Casca (dopo anche voce del popolo), Antonio. Il testo di Shakespeare ridotto fino alla claustrofobia, fino ad essere il potente flusso delle coscienze di ognuno di questi personaggi scarnificati da una storia antica che ripete se stessa fino alla nausea: il potere e chi è pronto a combatterlo con ogni mezzo, il dolore di una donna che sente la sua impotenza di fronte alla tempesta che incombe, la caduta del potere che porta spesso chi lo combatteva a ripeterne gli orrori, il popolo trascinato dalla sua stessa furia ottusa a essere in balia di chi sappia blandirlo e infine l’orlo del baratro dal quale vengono i rumori terrificanti della guerra fratricida che avverrà tra i nuovi contendenti al potere in buona o cattiva fede che siano.

Tutta la messinscena è caratterizzata da queste voci intense, i corpi vibranti degli attori, ognuno eccezionale nel suo ruolo, illuminati in maniera asciutta, piatta come in una sala operatoria, quasi a rendere un asettico bianco e nero, dove l’unico colore a spiccare è il rosso sinonimo del sangue che sarà versato, ma anche della passione che spinge inesorabile tutti i cinque personaggi verso il loro destino finale, che Mazzarelli, nel suo adattamento, non ci mostra, come volesse che lo si inventi e reinventi ogni volta, a seconda delle epoche o a seconda delle contaminazioni da lui portate al dramma scespiriano.

Uno spettacolo tascabile, nel senso nobile del termine, da portare con sé in ogni momento, scolpito nella memoria, non perché ci dia delle risposte, ma per "indagare" come dice Mazzarelli "le ragioni della rivolta e le conseguenze di queste ragioni sulla propria vita, sulla propria coscienza, sui rapporti intimi, sulla storia."

Giulio Cesare di Shakespeare nell’adattamento di Paolo Mazzarelli sarà in scena al Teatro Verdi fino al 14 novembre.

di Marcello Sinigaglia

Teatro Verdi

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