Franco Battiato

Dopo un incidente l'atteso incontro, atipico, col Maestro

Uno dei sogni della mia vita da giornalista si stava per realizzare…intervistare Franco Battiato. Non proprio un’intervista singola, ma in conferenza stampa, venerdì 16 Settembre.

Adrenalina a mille, non mi sembra vero, siamo in auto sulla strada verso il Santuario della Madonna di Tirano e crash…risultiamo la terza di quattro automobili in uno stupido tamponamento. Accidenti!
E l’unica a farsi male sono io! Doppio accidenti!
Distesa sul praticello a lato della strada faccio fatica a capire cos’è successo. Capisco solo che farò tardi alla conferenza.
Ho sbattuto lo zigomo sinistro contro il poggia testa di plastica dura e mi fa male. Mi infilano sotto la lingua un tot di gocce di Rescue Remede, rimedio d’emergenza contro gli spaventi e l’ansia, dei Fiori di Bach, quando l’unico fiore che vorrei sarebbe una stupenda canzone del Maestro siciliano.
Constatazioni amichevoli, Carabinieri e poi mi faccio portare alla conferenza, dolorante, ma spinta dalla voglia di veder da vicino colui che mi ha donato epiche emozioni indescrivibili e la cui Musica è la mia cura.

Arrivo a Tirano, mostro il tesserino giornalistico, mi muniscono di Pass per concerto e conferenza, poiché nessuno può aggirarsi lì attorno senza Pass, durante le prove.
Ho il Pass, corro verso il Museo Valtellinese, entro nel giardinetto e lo vedo, il mio Maestro. Seduto tra i rami, tranquillo dietro i suoi occhiali da sole, sembra una creatura di un altro tempo. Vedo che mi vede, del resto brillo di luce etno-fuxia col mio caftano e il mio viso, ancora sconvolto per l’incidente, si illumina di immenso.

Mi siedo, cercando di capire di cosa stava parlando.
Qualcuno gli deve aver chiesto del suo rapporto con la Fede e lui sta dicendo che la sua è una ricerca attraverso tutti i credo e non intende la Fede in senso prettamente cristiano.
Qualcun altro gli domanda a cosa ha rinunciato per la Musica e lui dice che se ha fatto delle rinunce non se n’è accorto dal momento che se sei nella Musica sei già in una prigione, intesa come luogo che ti trattiene a tua insaputa. Il concetto non mi è ancora ben chiaro. Ho capito cosa intendeva dire, ma è difficile spiegarlo, quindi mi rimetto alla vostra perspicacia, miei cari lettori.
Parla un po’ anche Sgalambro, ma sono ormai persa nell’oceano di domande che avrei voluto porgli a tu per tu e che spero un giorno potrò fargli.
Le parole mi si sciolgono in bocca.

La conferenza è durata mezz’ora ed io sono giunta per gli ultimi 10 minuti.
Battiato si alza e io lo avvicino con tutta la calma che posso tenere tra le mani.
“Maestro, anzitutto mi scuso per il ritardo, ma sono stata coinvolta in un incidente e ho fatto il possibile per arrivare.”
“Oh, mi dispiace.”risponde lui con fare dolce da uomo maturo, appagato della propria esistenza in continua ricerca attraverso i labirinti del sapere.
“ E poi ci terrei a darle i ringraziamenti che le ho fatto nella mia Tesi, poiché, grazie alla sua Musica, ho sempre trovato la forza per andare avanti anche con gli studi.”
“Oh, grazie.” conclude con un accenno di sorriso lusingato.
Ci stringiamo la mano e lo ringrazio ancora.
Missione compiuta!
Ho il fluido di Battiato sulla mano!!!

Inizia così il sound-ceck con “la mia canzone”, “La Cura”. Mi siedo su una seggiolina rossa e assaporo tutta quell’infinita poesia, piango e non me ne vergogno, dispiaciuta perché non potrò rimanere al concerto, ma dovrò andare al pronto soccorso, felice perché sono ancora viva e poteva andarmi peggio.
La sera il mio amico, illeso, mi chiama su “La Cura” e me la fa sentire live e, come mi diranno il giorno dopo, il Maestro è stato fantastico, concedendo ben tre bis.
Chissà che magari mi abbia intimamente dedicato un frammento della sua Musica.
Grazie, Maestro!

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