Davvero, The Zen Circus

"Vita e Opinioni di Nello Scarpellini, gentiluomo”, il terzo album dei folli pisani

C’era una volta... inizierebbe così se dovesse esser un racconto immaginario. Forse lo è o forse no, ma questo poco importa, se a crederci sono in tanti. Credendo, ciò che risiede nel pensiero può divenir convinzione, succhiando la propria esistenza dagli antri della mente. Sempre di esistenza si tratta. Non sono immaginari, The Zen Circus, seppur a credere nel loro ultimo lavoro siano stai i Dischi dell’Amico Immaginario.

Chi non li conosce magari li evita, per timor del diverso. Chi li conosce cerca di bere tutta la linfa della loro lucida follia. “Vita e Opinioni di Nello Scarpellini, gentiluomo” è interamente dedicato a Nello, uomo d’altri tempi, di quegli uomini che oggi si fatica a trovare. Un uomo che per amore macinava chilometri di strada non asfaltata in bicicletta. Un uomo che non temeva i duri lavori, un uomo che difendeva le proprie convinzioni. Pare che gli spiriti abbiano in simpatia i nostri folk-punk-rockers pisani, da quando furono “Visited by The Gost Of Blind Willie Lemon Juice Namington IV”.

Allacciatevi le cinture e indossate il casco sonoro degli Zen Circus, che vi guideranno in un viaggio attraverso riferimenti colti ed arguti. Pulp e french-spaghetti si sposano in “Les poches sont vides”. Solo loro potevano creare un connubio tra i Talking Heads, il De Andrè più cattivo e i ritmi sudamericani, come avviene ne “L’inganno”. Già, l’amore è troppo vicino al sesso, ma per fortuna ci resta la verità detta dai bambini. Arriverete ad un certo punto, nell’ascolto dell’album, in cui vi sembrerà che il meglio sia stato fatto, ma Appino, Ufo e Qqru non smettono di stupire ed entusiasmare. “I baNbini sono pazzi” vede Appi nelle vesti di un Rocky Roberts disordinato, in un coro di bimbi vociantemente felici. Un po’ cinica e alla Vasco Rossi, “Aprirò un bar” è un bello spaccato di vita, con un voluto accento nordico. “A Kind of pop lullaby” gioca sulle sospensioni ritmiche e ormonali della new-wave; “HELLAKKA” swinga sul punk dei Clash; “Colombia” ha l’intento di far qualcosa alla Credence Clearwater Revival, passando dal tarantismo del solo di chitarra all’agonia dell’ensemble del circo; il mistero di “Fino a spaccarti due o tre denti”, ove il lirismo contrasta con la crudeltà del testo. Sentirete l’incombenza dello scorrere del tempo, sentirete tre giovani molto magri, che sono cresciuti senza arrendersi alle difficoltà e alle macchine digitali.

Sentirete tutta la nudità dei suoni di un Album registrato completamente in analogico e potrete gustare il vero sapore Zen Circus. Acre, pungente, beffardo, anche grezzo o dolcigno, ma vero, folle. Sentirete il pizzicore delle corde. Ironici fino alla fine... fino alle Special Bonus Tracks. Vintage d’autore. Sentirete il cuore battere nella gola e balzare nelle viscere. Riderete della poesia di Appi, liquefacendovi per gli stupendi arrangiamenti. Avrete l’amaro dell’ironia in bocca e nulla ve lo potrà portare via, almeno questo no, nessuno me la potrà portare via, la mia emozione, DAVVERO.

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