Curiosità

Chi ha paura di Virginia Woolf?

Lo spettacolo diretto da Gabriele Lavia al Teatro Strehler

Edward Albee, “il Pinter americano”, lo aveva già capito più di quaranta anni fa che il sogno americano era finito. Si era reso conto, da intelligente profeta della drammaturgia contemporanea, che la provincia si sarebbe trasformata da lì a poco dall’idilliaco paradiso dei film della vecchia Hollywood nell’inferno del cinema dei Cohen.

Non è un caso che nel primo atto, il regista Gabriele Lavia fa scorrere da un gruppo di monitor sul fondo del palcoscenico una sequenza di una pellicola Warner con Bette Davis. Questa memorabile versione di Lavia della pièce Chi ha paura di Virginia Woolf?, con uno sguardo scenico molto beckettiano (forse l’utilizzo dei monitor è eccessivo), radiografa una società in decomposizione (la splendida scenografia di Carmelo Giammello lo sottolinea) attraverso il dramma morale di una coppia di coniugi di mezza età.

Basta una notte, quella che Céline avrebbe sottotitolato “Viaggio nel fondo della notte” per far tornare a galla illusioni, violenze subite, delusioni e dolori di una vita intera. La metafora del testo di Albee, costruito sul congegno del teatro dell’assurdo, si snocciola sul confronto tra Storia e America, mettendo in moto un delirante corto circuito tra coscienza e i valori dell’Occidente.

L’interpretazione asciutta di Gabriele Lavia e Mariangela Melato, con punte alte di grande padronanza tecnica e partecipazione emotiva, giustificano la standing-ovation tributata dal pubblico esigente del teatro Strehler.

di Rosario Pipolo 

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