Caprichos Flamencos

Fantasticherie andaluse guardando le stelle con gli occhi di Centaure e Fauni

Anche il flamenco fa i capricci, ma qui per capriccio s’intende una forma di espressione artistica di fantasticherie e libera da costrizioni. Caprichos Flamencos, al Teatro Litta fino al 14  novembre, è un altro successo dei coreografi Brigitta Luisa Merki e Joaquin Ruiz.

La prima parte, curata da Brigitta Merki, ha sviluppato il tema di Centauras y Faunos. L’una metà donna e metà cavallo, l’altro simile al Satiro greco, incarnano il capriccio di una strana fisicità, un duo d’amore, la vulnerabilità umana e la forza dell’animale. Due esseri che in un unico corpo trovano la loro quiete, pur continuando a desiderare d’afferrare le stelle.
Al centro risaltano la sensualità del baile del flamenco e dei suoi canti profondi, come la Siguirya e la Soleà por Buleria. I movimenti si dilatano negli spazi da poca luce illuminati, amplificando l’introspettività ed incantando gli spiriti sensibili.

Ed eccoci invece proiettati in una fiesta flamenca, con Cucharada de lo cura.
Le coreografie di Joaquin Ruiz si basano sul "cante chico", un canto chiaro, grazioso e provocante che, tra Tango, Bulerias e Alegrias, vive della spontaneità e dell’improvvisazione dei danzatori. Le scene si svolgono in un’ipotetica strada dove prendono il via giochi e parodie di vita quotidiana e di danza, come per le scarpe magiche che, una volta indossate, non permettono di stare fermi.
Un piccolo assaggio di mito con un tocco di follia, tipica dell’arte.

di Melissa Mattiussi

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