Weltsprache Fußball - calcio, lingua universale

Una mostra al Goethe Institute celebra quella sfera che fa impazzire il mondo

Basta un calcio ad un pallone per farci restare ammutoliti. Così una doppietta del brasiliano Pelè o un colpo di testa dell'argentino Maradona possono perforare non solo la storia dello sport più amato ma anche quella del costume e della società. Le cifre difficilmente mentono: quasi due miliardi di persone hanno assistito all'ultima finale dei campionati mondiali di calcio tra Brasile e Germania.

E' inutile ribadirlo ma il pallone resta un'oggetto così affascinante tanto da diventare oggetto di culto nella mostra Weltsprache Fußball - calcio, lingua universale, allestita fino al 1 ottobre al Goethe Institute di via San Paolo a Milano. Il filo conduttore di questo evento fotografico itinerante è l'uomo: indipendentemente dall'età, dalle origini o dalla posizione sociale che occupa, non resiste affatto alle tentazioni del pallone. Il calcio diventa così un elemento catalizzatore in quanto riesce ad amalgare civiltà e culture diverse. A volte si ha davvero la sensazione che di fronte ad una bella partira di pallone si accorcino le distanze sociali, religiose, etniche ed ideologiche.

Questo suggestivo racconto fotografico propone una serie di scatti realizzati dai migliori fotografi dell'agenzia Magnum Photos. Mentre la Germania si prepara ad ospitare i campionati mondiali di calcio del 2006, queste fotografie testimoniano quanto questo sport sia radicato in questo paese. "Lo sport più popolare al mondo, il calcio, ha una lunga tradizione in Germania. - spiega Franz Beckenbauer, Presidente del comitato organizzativo FIFA Mondiali di Calcio 2006 - Nel 2000 abbiamo celebrato il centesimo anniversario della nascita della Federazione tedesca di calcio, la maggiore associazione sportiva del mondo con oltre 6, 2 milioni di soci. Anche tra le donne, in Germania, il calcio è sempre più amato: la federazione tedesca di calcio conta 850.000 donne iscritte".

Soffermandoci sulle fotografie, in bianco e nero o a colori che siano, sembra di affrontare un viaggio spigoloso dove l'istituzionale "calcio ad un pallone" si sposta dallo stadio, tempio per eccellenza di questo sport, in ogni angolo della nostra quotidianità: da un vicolo cieco ad un campo di periferia facendo incontrare uomini, donne e bambini. Ed è forse proprio questo incontro a destare riflessione mirando ad un traguardo da raggiungere, fuori dagli schemi infimi della schiacciante routine. Così un calcio ad un pallone può diventare ricerca della propria libertà di essere. E ciò traspare nella maggior parte delle immagini.

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