Va' Pensiero, 150 volte Italia!

Ritrovarsi a Milano per i 150 anni dell’Unità d’Italia, alla ricerca di persone e memorie

Il 17 marzo non è un giorno qualunque: i 150 anni dell'Unità d'Italia sono un giorno speciale. Sembra un argomento così impegnativo, da non dover riguardare chi come noi si occupa di intrattenimento. Alzando lo sguardo dal PC, e osservando la nostra redazione, mi chiedo se la ricchezza dell'unione e della diversità non ci riguardi da vicino. Di fatto, noi di Milanodabere.it siamo un misto di diverse regioni, dove in prima linea ci sono Puglia, Campania, Sicilia e Lombardia. Ed è proprio nella nostra quotidianità lavorativa che mi compiaccio di questo cocktail spumeggiante, che in un certo senso attraversa l'Italia. Oggi stravolgo l'agenda: niente email, niente telefonate, niente interviste, niente riunioni. Mi infilo il giaccone e me ne vado a zonzo per Milano.

VA' PENSIERO - Non c'è bisogno di ostentare bandiere tricolori per sentirsi fieri di essere italiani. Basta salire su un tram e finire nei luoghi giusti per solleticare la memoria, che non sia quella eccessivamente remota. È legittimo fermarsi in silenzio di fronte a La Scala? Sì, se rincorriamo quella famosa sera in cui il Nabucco verdiano fece impallidire gli Austriaci. Giuseppe Verdi, il vero rivoluzionario da palcoscenico, perché il suo "Va' pensiero" è stata una lama tagliente. E pensare che c'è chi continua a mettere sottoterra lo spirito patriottico per rimpiangere l’ingrato straniero! Allungandomi in via Solferino, dalle finestre della redazione del Corriere della Sera, mi sembra di intravedere la sagoma di Walter Tobagi, la penna coraggiosa che ha contribuito a radiografare le penombre del nostro Paese.

NOTE STONATE - Nei pressi del teatro Piccolo, si sente un mormorio di voci. Sono gli allievi dell’Accademia d'arte drammatica che fanno pausa. Giorgio Strehler di stacchi non ne faceva, lui che con la sua regia visionaria ha trasformato la scena provinciale italiana in un grande salotto europeo. Prima Verdi, poi Tobagi e Strehler, e ancora altri nomi che hanno contribuito a modo loro a farla, questa Italia: ripenso al Signor G, quel magnifico Giorgio Gaber che ha portato il teatro-canzone lungo tutto lo stivale, trasformando la riflessione in un atto sociale e corale; a Guido Crepax, che ha inseguito con la sua matita la sensualità di Valentina, in un viaggio disegnato che sprofonda nei sotterranei della nostra città; ad Alda Merini, con la sua sigaretta fumante e i suoi versi galleggianti lungo i Navigli. In lontananza intravedo una maestra che tenta di far cantare l'Inno di Mameli alla sua classe. C'è qualcuno che va fuori tempo, ma lo intona con entusiasmo. Ed è quell'entusiasmo che dovremmo ritrovare, per non stonare e per riportare un giorno qualunque ad un giorno speciale, sempre, anche nell'avvenire.
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