Un "pop" di Dalì

Allestimento onirico, sale affollate e quadri da scrutare con attenzione: benvenuti a una delle mostre più attese di fine 2010

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Palazzo Reale si trasforma per Salvador Dalì, protagonista della mostra più "calda" dell'autunno espositivo di Milano, stagione 2010/2011. L'attesa per la mostra Il sogno si avvicina era tanta e le aspettative non vengono deluse. All'ingresso del percorso un corridoio scuro, irregolare, dal soffitto abbassato dà il benvenuto ai visitatori nel mondo dell'artista. L'allestimento è onirico fin dalla prima sala: completamente nera, spicca al suo centro un grande uovo bianco, un guscio che conserva la Venere di Milo con tiretti, un mito della scultura rivisitato dall'artista di Figueres.

DALÌ E DISNEY - Il sogno si avvicina indaga l'arte daliniana attraverso la rappresentazione del paesaggio, ma affronta altri temi: il rapporto del pittore con lo scorrere del tempo, la memoria, la figurazione dei miti, quelli del passato e quelli del suo tempo (come l'attrice Mae West, a cui Dalì si ispirò per realizzare un salottino, interamente ricostruito a Palazzo Reale). Si conclude con la proiezione di Destino, progetto di cortometraggio firmato da Walt Disney e Dalì, risalente al 1946. Stupisce la collaborazione tra il genio sopra le righe di Figueres e il creatore di Biancaneve, eppure l'artista spagnolo indicava l'amico Walt come "il più grande surrealista del mondo". La loro partnership non fu solo il segno di una sincera ammirazione, ma la prova della capacità di Dalì di cogliere le potenzialità dei media, specie quelli di massa. Leggiamo sulle pareti di Palazzo Reale una frase del Maestro: "La bellezza sarà commestibile o non sarà", un messaggio che porta alla mente la zuppa Campbell dipinta da Andy Warhol e che ci regala un'immagine di Dalì decisamente pop (o forse rende Warhol daliniano, questione di punti di vista).

IL LAVORO DEL VISITATORE - Prima di arrivare a Destino, l'esposizione si snoda tra decine di capolavori, tutti da guardare da lontano, da vicino e poi ancora da lontano. Un lavoro che richiede pazienza, messa a dura prova dal sovraffollamento di Palazzo Reale (segno che i milanesi non sono indifferenti all'arte, perciò ben venga il pienone). L'osservazione attenta è però necessaria: i dipinti dell'artista sono costruiti dai particolari, ciascuno con un suo segreto, con i suoi richiami ai capolavori della storia dell'arte o a personaggi mitologici, come dimostra l'opera Le tre età. Un'altra perla del Dalì-pensiero recita: "Il classicismo significava integrazione, sintesi, cosmogonia, fede, in luogo di frammento, esperimento, scetticismo". Dalì vive di frammenti che rimandano al passato, ma se ne serve per comporre un'immagine nuova. Questa dimensione frammentaria dei quadri dell'artista ci fa riflettere ancora oggi.

PIXEL - Nella sua celebre Storia dell’Arte, Ernst Gombrich paragona le tele oniriche di Dalì alla scultura azteca: se quest'ultima comunica il sogno di un intero popolo, i lavori dell'artista spagnolo "riflettono il sogno di una sola persona". Il nostro presente riesce a regalare sogni collettivi o c'è spazio ancora solo per i sogni personali? È ancora possibile, oggi, riunire i pixel della nostra realtà in un'immagine unica, elegante come un quadro di Dalì?

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