Timer, il coraggio di non mollare

L'artista contemporaneo alle prese con se stesso, alla caccia dei responsabili del dolore, alla Triennale Bovisa

L'artista contemporaneo spesso non sa con chi o per cosa, ma se è rabbioso si lancia alla caccia dei responsabili; i suoi dissolti punti di riferimento non sa dove, ma non rinuncia a sostituirli con altri validi.

IL CORAGGIO DI NON MOLLARE -  Non sa come attraccarlo, ma il dolore lo vuole, lo deve governare. Ne ha il terrore, ma della diversità intuisce l'aspetto cruciale per la nostra esistenza. Infine, proprio perché se lo è trovato saturato, nell'universo figurativo vede una nuova sfida conoscitiva. Insomma, non si cruccia più da tempo delle sicurezze che i suoi padri avevano perso ed è invece coraggiosamente impegnato, senza più il peso di immalinconiti piagnistei o frettolosi slanci rivoluzionari, a scavarsi un orizzonte con la costanza di un rabdomante e lo strazio di un utopista.

VOLONTA' DI CONOSCERE - Ciò che esce dalla ricognizione di Timer - Intimacy (dal 30 marzo al 10 giugno alla Triennale Bovisa) nell'universo intimo e individuale dell'artista del nuovo millennio è infatti la necessità di giungere sul crinale di ogni questione per tentare di innalzare un ponte: metonimia, analogia, simmetria ed antitesi diventano i pennelli con cui l'artista segna la periferia. Quando allora discende nei meandri della psicanalisi egli cerca nello specchio un centro e non più un varco verso l'infinito, se si aggira nel marciume del realismo figurativo lavora nelle velature che separano la foto dal disegno per inventare logaritmi tra la realtà e la finzione, e della violenza vuole cogliere il momento in cui il tessuto della vita si lacera in ferita. Alcuni sembrano sbattere letteralmente in vicoli ciechi per eccesso di ottimismo o di dannazione, ma si avverte, al di là dei singoli approdi o fallimenti, una forza nuova, che nel baratro vede una sfida e non più una perdizione.

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