Road to Nowhere

Tre mostre e forse tre imperdibili momenti per tornare alla stagione della beat generation, quando il mondo si è tolto gli occhiali e le parole sono piovute su di noi

Un periodo artistico che supera l'elitarismo di sola corrente artistica, per inglobare un'intera generazione: questa la beat generation, movimento sorto a fine anni '50 dopo la scottante realtà del secondo dopoguerra. Una mostra progettata in tre sedi percorre anni, episodi e personaggi attraverso un reportage fotografico fedele, a partire dalla Wavephoto Gallery, la M.R.Collection e al Magazzino M.R., dal 3 al 30 novembre.

LA COSCIENZA COLLETTIVA - Alla fine degli anni '50 l'America si inventa in seno a grandi artisti il movimento beat, uno squarcio nella percezione moderna del nostro tempo, una nuova forma di lettura, dove la parola significava sguardi che oltrepassavano la semplice comunicazione, manifestazioni d'arte collettive, concerti che si spingevano alla performance poetica, nomi che lasciavano polvere dove passavano. Per bocca di grandi poeti, scrittori e musicisti si parla di coscienza collettiva, si lascia il sentiero definito e si entra a tentoni in quello del destino. Grandi personaggi del nostro tempo, che non sono relegabili a solo referenti artistici quali Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs e ancora Corso, Ferlinghetti fino a scendere alla voce di Bob Dylan, accompagnano verso un nuovo modo di vivere dopo la seconda guerra mondiale.

IL BEAT SULLE LABBRA -  Il mondo inzia a percepire il quotidiano grazie ad un giovane riccioli e chitarra, che ritrova il modello del menestrello e strega con una poetica da brivido. E' Bob Dylan, che nelle foto alla WavePhoto Gallery ammicca giovane e impacciato al mondo che sta per arrivare. Questa una delle immagini raccolte nella mostra presso Wavephoto Gallery, Young Bob Dylan & the Beat Generation, con la personale di John Cohen che per primo ha strappato a Dylan il sorriso mentre imbraccia la chitarra, firmando un sodalizio di amicizia per tutta la vita.

LE PAROLE ANCORA VIVE - Lawrence Ferlinghetti è stato fonte inesauribile di parole per questa beat generation arrivando a portare il verbo americano anche in Italia, come testimoniano le foto che Walter Pescara ha custodito stampandole per l'occasione su carta uso mano e verranno esposte presso la M.R. Collection. L'effetto è di un tuffo nel passato dove l'energia e la sinergia con il pubblico rendono questo autore compositore di idee e di un risveglio culturale profondo. A seguire questo movimento giornalisti, musicisti quali Fabrizio De Andrè, semplici amanti di una stagione feconda e al contempo crudele che scopriva la droga e la depressione, traduttori come Fernanda Pivano che ha saputo portare questa onda anche in Italia scoprendo autori e nuovi linguaggi. A tutte queste persone è dedicata la terza mostra, al Magazzino M.R dove vengono esposte 30 fotografie scattate da Ettore Sottssas.
© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati