Per una storia della pittura: da Boccioni a Duchamp

Alla Galleria Blu si snodano i contorni dell'arte del Novecento

AUTOCELEBRAZIONE E RIFLESSIONE - Parte idealmente da un bozzetto per La città del sole di Boccioni, l'artista con il quale il Novecento riceve una prima fondamentale scossa, questa celebrazione dei 50 anni della Galleria Blu di Milano (fino al 27 aprile), lanciatasi per l'occasione in una riflessione alle origini della pittura contemporanea con una selezione delle proprie opere su carta.
Ma più che alle falde creative di ciascun artista, come l'esposizione recita di voler fare, è ad una storia della linea e dunque della sua capacità di contenere, rappresentare, esprimere il mondo, che essa fa un omaggio. Là dove, a partire dalle spinte intellettuali di Boccioni, i contorni della realtà cominciano a sfaldarsi nell'idea che ce ne facciamo, dissolvendosi così nei domini inconsci di un Kandinski del '16 o esplodendo in un lucido groviglio di linee di Klee, per poi addensarsi nel dolore represso delle gouaches di Nolde o increspandosi in quelle di Dix.

I CONTORNI DELL'ARTE - Nello spazio che separa il Picasso cubista degli anni '20 e lo sberleffo di un collage di Duchamp sull'inutilità odierna dell'artista, vi è tutto lo sforzo della mostra, che contrappone ricerche di pure forme geometriche ad altre più libere e irrazionali. Si registra, fra accessi di razionalismo e poi di surrealismo, la perdita degli appigli necessari all'arte per parlare della realtà.
Per infine giungere, forse, al cuore della questione: su quel tratto dell'ultimo Picasso (un pastello del '71), ardente di svolazzarsene in libertà, ma incapace di rinunciare a dire la propria sulla struttura, dinamica e tremolante, delle cose.

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