Le nuove frontiere dell'editoria on line

I giornali sono in crisi. E Murdoch propone una soluzione a sfavore della "democrazia del web"

L’editoria tradizionale è in crisi ed è un dato di fatto. Non c’era bisogno dei profeti del web biblico per prevedere che persino la stampa locale americana, zoccolo duro dell’american way of life, avrebbe ceduto prima o poi. Così è stato. Aggiratevi pure in un bistrot di Philadelphia e provate a vedere che effetto fa un americano medio sorseggiare il suo coffee senza il quotidiano locale tra le mani. Acqua passata? Se invece volete semplicemente affacciarvi a Milano, vi sarete accorti che da alcuni giorni non è più in distribuzione 24 minuti, il free press del Sole 24 ore. Mancavano gli introiti pubblicitari e l’editore ha deciso a malincuore di chiudere baracche e burattini.

EDITORIA ON LINE - Intanto il web tiene duro, nonostante la crisi porti comunque un calo di investitori nel settore dell’on line. Mentre una fetta di lettori è distratta dalla febbre da social network – Facebook e Twitter sono in testa – l’editoria on line cerca di darsi una mossa per ammortizzare i costi, allungando il naso anche oltre oceano per capire le tendenze: nonostante il New York Times sia tra i siti di informazione più cliccati in assoluto, non riesce a coprire i costi. Ecco allora intervenire  Rupert Murdoch e farsi spazio per lanciare biglie di “saggezza”. Il magnate australiano ha una ricetta senza compromessi: rendere a pagamento le notizie su Internet. Come già accade per uno dei pupilli del suo regno editoriale, il Wall Street Journal, l’utente dovrebbe cominciare a sborsare quattrini se vuole leggere in rete.

NOTIZIE E DEMOCRAZIA - Purtroppo Murdoch dall’alto del suo trono ha dimenticato la linfa vitale che alimenta la rete, ovvero il forte senso di condivisione e democrazia sulla fruizione dellenotizie. E questo effetto si mantiene soltanto se l’accesso è gratuito. Non scordiamoci che anche un centesimo da tirar fuori vuol dire rompere la democrazia e produrre piccole “caste di lettori” che scelgono questa o l’altra testata in base al portafoglio. Insomma, mancherebbe il confronto con più linee editoriali come accadeva una volta in edicola: chi si sarebbe potuto permettere la consultazione di più quotidiani? La questione è un’altra: è il mercato pubblicitario che deve adeguarsi alle trasformazioni della rete, nell’ottica del web 2.0. Potrebbe esserci un compromesso. Accanto alle versione gratuita on line, è opinabile un’altra edizione di approfondimento – quella che segnerebbe il trasloco definitivo della carta su Internet – che i lettori possono decidere di acquistare.

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