Cultura

La bellezza ci salverà. Parola di Ettore Sottsass

Ci ha lasciati il Mago del colore, guru del design che progettava un'architettura tenera e abitabile, celebrando la vita con la creatività

"La bellezza ci salverà" diceva Ettore Sottsass, mentre odiava la parola creatività... "Vi pare che Leonardo ne sarebbe andato fiero? Ma come era bello, quando si progettava per fare, e non per vendere". E se, come ha ricordato nel discorso di fine anno il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, la creatività va coltivata e rispettata quale grande risorsa del nostro Paese, per risollevarne le sorti, allora l'invito per l'anno nuovo è di uscire dalle gabbie dei pensieri prefabbricati ed omologati, coltivando l'amore per la bellezza della multiformità della vita.

IL MAGO DEL COLORE - Si arrabbiava quando gli dicevano che era un artista, poiché si considerava fondamentalmente un architetto. Sicuramente c'era del genio in Ettore Sottsass (Innsbruck, 14 settembre 1917 – Milano, 31 dicembre 2007), che in sessant'anni di lavoro, ha inventato il design etico, quale strumento di critica sociale, e quello "rasserenante", contro il consumismo sociale. A questi si ispirano oggi tutti gli artisti e i designer, che vogliano cambiare almeno un pezzetto di mondo. E il principe del design ci ha lasciati proprio allo scadere del 2007, a novant'anni. Un po' sciamano dell'era globale, un po' gran curioso, il Mago del colore, come lo definì Hollein, ha indagato attraverso forme e materiali, luce e concettualità, con profondo rispetto per la vita e senso della sacralità, pur non credendo in Dio.

GURU BEAT DELL'AVVENTURA COSMICA - Fino al 15 gennaio il Design Museum di Gent gli dedica una mega mostra e il Moma di New York custodisce la sua Valentine, macchina per scrivere della Olivetti, dal sorriso rosso pop. Ettore si è divertito a fare il guru e suo maestro fu il pittore Spazzapan, ventoso astratto anti-Casorati. Al suo arrivo a Milano era molto povero e dormiva col cappotto in una stanzetta non riscaldata, mangiando ai vernissage, cosa quest'ultima che anche oggi molti giovani artisti e giornalisti fanno. S'innamora della poesia della vita, quando conosce Fernanda Pivano, girando da beat l'America di Ginsberg e di Kerouac. Odia le definizioni, gli basta cambiare, credere in un'architettura "tenera", abitabile, fluida come la vita. E ferma ci rimane la sua convinzione che la bellezza dipende dalla sapienza con cui si riesce ad incanalare nel progetto di un evento la percezione totale della nostra avventura cosmica: per provvisoria, sospesa e incomprensibile che sia.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati
  • ARGOMENTI