Cultura

L'esistenza incisa nella memoria di Ferroni

Un'umanità intimamente sofferente. Aliti di vita fra la fiaba chagalliana e il grottesco espressionista

La solitudine, lo sdoppiamento, l'angoscia del consumarsi delle membra che il tempo inclemente non culla più fra le sue braccia.

ARTE SOFFERENTE - Gianfranco Ferroni è stato un artista che ha faticato a trovare la sua via d'espressione e, se confrontato con il "vicino di mostra" Botero, questo balza subito anche all'occhio meno esperto. Da una parte il colombiano colore della "joie de vivre" pacciuta, dall'altra l'austerità scarna del pittore livornese. Verso la metà degli anni Cinquanta, a Milano, Ferroni entra a far parte del gruppo dei realisti esistenziali (Banchieri, Bodini, Ceretti, Guerreschi, Romagnoni, Vaglieri) e Palazzo Reale vuole così rendergli omaggio, unitamente al Palazzo della Ragione di Bergamo, altra città che lo ospitò.

ALITO DI VITA - Fin dagli esordi, la sua arte denuncia un'attenzione privilegiata a un'umanità intimamente sofferente, comunque gravata dal peso di un'esistenza che si incide nella memoria. È da queste constatazioni, risolte nei quadri con un gusto tra la fiaba chagalliana e il grottesco espressionista, che Ferroni chiarisce quel realismo fortemente connotato in senso drammatico, di un'incisività violenta che tanta parte della critica gli riconoscerà negli anni a venire. Ci si trova così circondati da volti che sembrano sciogliersi o che paino in formarsi, quasi fossero fantasmi del subcosncio che impressionano la tela. Aliti di vite gelide che puoi avvertire sulla pelle, per un brivido d'estate.

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