Cultura

In tempo di guerra

Una messa in scena fotografica

IN TEMPO DI GUERRA - A Forma - Centro Internazionale di Fotografia, fino al 19 novembre, Paolo Ventura presenta la mostra In tempo di guerra, una provocazione sull'aleatorietà di una società che si fonda ormai sulla presunta verità incontrovertibile delle immagini.

VOYER NERO - Il buco spia i soldati che imbracciano i fucili, ma si cimentano nelle faccende di tutti i giorni: puliscono casa, la perquisiscono, riordinano i mobili e i morti, giocano, con le vite loro e altrui. Lo scenario che si presenta agli occhi degli spettatori è nero e macabro. I cadaveri dei soldati e dei civili richiamano a un limbo di morte ed atrocità umane. I Tedeschi sono uccisi dai partigiani, gli stessi Tedeschi ammazzano altre vittime, la cui vendetta è alimentata dai ricordi del male commesso loro. Chi è dunque la vera vittima?

IL RITMO DELLA MORTE - Fra uccisioni, delitti e torture fisiche e psicologiche, gli sguardi inquietano gli occhi scrutanti dei visitatori. C'è chi si uccide per amore, per dolore o forse per il rimorso per le efferatezze compiute. Nel silenzio malinconico, al bagliore spettrale di una luna indifferente, un bacio clandestino non ferma l'ondata d’odio. Il destino è già stato scritto per borsisti neri uccisi impiccati o per golpisti malmenati. Qualcuno tenta di ballare, ma l'unico ritmo inesorabile è quello di una marcia funerea che squote la calma post bellica.

LO SHOCK DELLA FINZIONE - E se tutto questo fosse solo un'opera di finzione? In realtà i soggetti delle numerose fotografie sono tanti piccoli e precisi manichini in miniatura, mossi dal dolore e dalla violenza della guerra.
Paradossalmente, tanto più la rappresentazione è falsa, ludica e grottesca, tanto più colpisce e ferisce perché, si sa, la guerra non è mai finta.

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