Cultura

Il lavoro inciso

Toccare il mondo con mano da Millet a Vedova in mostra alla Fondazione Stelline

"Essere non solo pittore, ma un uomo, in una parola fare dell'arte viva, questo è il mio scopo" Gustave Courbet

"Vivere nella coscienza significa vivere nella tensione per cogliere attimi, sprazzi di verità"

Emilio Vedova

 

SVESTIRE IL MONDO - L'artista mise a nudo la realtà. Il mondo fu spogliato nella sua indecifrabile semplicità. Fra linee saettanti e contorni labili o definiti l'arte divenne vita, testimone del vero, complice degli uomini. Anche quelli al margine. Operai, contadini, pescatori, lavandaie, muratori. Le masse in cerca di una dignità sinora negata, ma anche il popolo che il lavoro riuscì a nobilitare.

IL LAVORO INCISO - Sono proprio i mille volti del lavoro al centro della mostra Il lavoro inciso, dal 14 settembre al 21 ottobre alla Fondazione Stelline di Milano. Da Millet a Vedova, passando per Boccioni, Manet, Courbet, Pellizza da Volpedo e altri meno noti, ma ugualmente geniali. Fra XIX secolo, quando le istanze realistiche presero largo sviluppo, e XX secolo, quando si partiva dal vero per rifugiarsi in mondi altri e ideologie. Un interessante percorso promosso dall'Associazione Centenario Cgil, per celebrare la Confederazione Generale Italiana del Lavoro in questa importante ricorrenza. In esposizione cento opere, fra incisioni, litografie e disegni. L'evoluzione di un linguaggio grafico fra tradizione e modernità, all'insegna del dialogo fra esperienza italiana e europea.

DAI CAMPI ALL'ASFALTO - Schiene chine, vesti trasudanti stanchezza, mani ruvide, rughe attanaglianti. Il lavoro nei campi rivive attraverso tessitori pazienti, corpi nudi di demolitori, animali trainanti e sacchi colmi di ortaggi. Poi la fuga in città, l'apparente rinascita, il benessere fortemente voluto, la magnificazione del proprio io. Forse. Le periferie si addensano, i porti sono grigi, le miniere nere. Un'oppressione che sfocia presto in guerre, rivolte e violenza. Una tensione verso il riscatto. Ed ecco donne lavoratrici e combattenti, case del popolo che raccontano la rivoluzione, operai occupanti e compagni di lotta. Un riscatto individuale che attraverso la coscienza collettiva può diventare capacità di incidere sulla società per arrivare a costruirne una nuova.

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