Cultura

Il fascino di Artemisia Gentileschi

In attesa della mostra di Palazzo Reale, qualche spunto per conoscere meglio la pittrice seicentesca

Emancipata e coraggiosa, la pittrice romana Artemisia Gentileschi segnò profondamente il suo tempo ma venne a lungo ricordata più per lo stupro subito in giovane età che per il suo indiscusso talento. Dal 22 settembre Palazzo Reale le dedica una grande retrospettiva. E chi fosse interessato ad approfondire questa figura unica e anticonformista, può iniziare a farlo anche su carta e su pellicola.

CADUTA E RINASCITA - Figlia d'arte (il padre Orazio era un pittore di scuola caravaggesca), a soli 17 anni Artemisia fu violentata dall'amico di famiglia e maestro Agostino Tassi, e lo denunciò. Il fatto avrebbe potuto ostacolare la sua carriera, ma la ragazza non si arrese. Ignorò malelingue e dicerie sul suo conto, continuò a dipingere: richiestissima da prestigiosi committenti internazionali, conobbe personalità illustri come Galileo Galilei e fu la prima donna ammessa all'Accademia dell'Arte di Firenze. Dolore e successo si ritrovano nelle sue tele, dove prevalgono figure femminili determinate, forti e dolci al tempo stesso. Come la celebre Giuditta: nella drammatica scena della decapitazione di Oloferne, l'autrice riesce a trasferire tutta la rabbia e la tensione per la violenza subita.

UNA FIGURA INDIMENTICABILE  -
La vita avventurosa della pittrice non poteva certo lasciare indifferenti scrittrici e registe. La californiana Susan Vreeland ambienta il romanzo La passione di Artemisia (Neri Pozza, Euro 15,00) nell'Italia del Barocco, descrivendone il fervente clima artistico; in Artemisia (Mondadori, Euro 10,00), Alexandra Lapierre si concentra invece sul rapporto tanto profondo quanto contrastato della pittrice con il padre. E al cinema? Tra i titoli disponibili c'è il film Artemisia, una passione estrema, della francese Agnes Merlet, con una giovane Valentina Cervi nel ruolo della risoluta protagonista, considerata da molti l'antesignana del femminismo. 

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