Il dio freudiano che scandaglia il corpo

Corporeità,teorie culturali e gusto romantico: Markus Schinwald, portavoce dell'arte austriaca oggi, ci appare così

Opere per riflettere sul corpo che ci ospita, quelle di Markus Schinwald . La transizione tra libertà e subordinazione implica uno studio sulle trasformazioni del corpo, che spesso non ci piace o addirittura non ci basta. Come nelle macellerie pittoriche di Francis Bacon, il sentore freudiano qui si fa ingombrante, ma l'artista nega.

UNA POETICA ATTORNO AL CORPO - Marionette, corpi, abiti, protesi, video patinati e concettuali: questo è quello che ci si aspetta dal giovane artista austriaco alla sua personale. Inaspettatamente il piano terreno della Galleria Giò Marconi ci offre disegni e dipinti. Due nuclei di opere nei quali tutto quanto, come è nella poetica dell'artista, gira intorno al corpo, inteso come presenza materiale ed involucro di spirito e idee. Il corpo come artefatto culturale.

ESTENSIONI E COSTRIZIONI - Tutta la produzione ha un aspetto legato al subconscio e quindi a Freud, ma è lo stesso artista  a consolarci dicendo “Non penso che la psicanalisi possa aiutare lo spettatore a decodificare il mio lavoro”. Una stanza ospita una serie di disegni di grande formato che ritraggono personaggi non identificati: panneggi eccessivi, o burka stratificati, o ancora pezze per ostaggi celano a 360 gradi volti di sconosciuti in posa, costrizioni culturali che formano e deformano il corpo. E' questa un'interpretazione della nostra più vicina estensione: l'abbigliamento.

IL VELO DI MAYA –  Accantonando Freud, compare Schopenhauer: il velo di Maya si fa reale, una garza nera nasconde la seconda serie di opere. Sulle pareti della sala adiacente è appesa una serie di ritratti dal sapore romantico, stampe finto-ottocentesche di personaggi bizzarri di un tempo che fu, impreziositi da protesi posticce incastonate: la naturalità del corpo rende evidente la sua artificiosità, le ossessioni di oggi diventano quelle di ieri.

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