I sandali di Alda Merini

Emofilia emotiva per cogliere una rosa dove altri pensano ci sia un cavolo, con la poesia

Se davvero la vita è l'arte degli incontri, quello avvenuto al Piccolo Teatro Strehler, tra Alda Merini e il suo pubblico, è stato uno dei capolavori più commoventi che la nostra Milano poteva concedersi. Capolavoro che ha trovato lussuosa ospitalità entro la presentazione del nuovo bell'album di Giovanni Nuti Rasoi di Seta, costruito proprio sulle liriche della poetessa milanese.

I SANDALI DI ALDA – Sono quelli di una (guarda caso) stupenda opera della Merini, che Giovanni Nuti si è permesso di rubarle, e quindi di calzare per iniziare un viaggio dentro la sua poesia. Proprio sulle orme di questi preziosi sandali siamo stati guidati alla riscoperta di quei monumenti umani che ancora sfuggono alle guide turistiche delle città. E sfugge come un concerto possa divenire una sorta di lectio magistralis danzante, ennesima invenzione della poetessa: Alda regola con semplicità i drammi di una vita e se proprio deve ricordare qualcosa in pubblico preferisce iniettarla di un'inattesa felicità, la stessa che può dare fumare una sigaretta dentro un manicomio.

EMOFILIA EMOTIVA – E' la malattia ufficiale della serata, in cui la Merini, tira fuori tutto quanto di trascurato c'è a Milano, di cui lei rappresenta un'anima alternativa: la poesia, i pregi della diversità propria ed altrui, la malinconia, il passato, e persino i diritti dei fumatori. Perché la poeticità della Merini sfrutta tutta la sua rima con diversità nel vedere, nel sentire, nell'essere. Per dirlo con una delle sue poesie nel cogliere una rosa dove altri pensano ci sia un cavolo. Stupisce ancora, semplicemente ricordandoci come la poesia nasca da un chisciottismo quotidiano, probabilmente unico espediente che potrebbe aiutarci nel breve termine in missioni impossibili, come ad esempio rendere più vivibile la propria città. Provate allora domani ad attraversare la strada come l'attraverserebbe Alda Merini...

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