I fulmini di Hans Hartung

In principio era il fulmine... ad inaugurare la Triennale Bovisa

ARTISTA DI FRONTIERA - Di questo artista mutilato (perse una gamba durante il secondo conflitto mondiale), ma dal gesto energico, netto e oscuro, sono state elaborate le più disparate etichette: astrattista lirico, espressionista astratto, pittore d'azione. Hans Hartung rivive invece alla Triennale Bovisa tra dipinti, schizzi di studio, fotografie che cessano di essere tali riproducendo gli effetti della sua pittura, progetti di abitazioni vissute come tele bianche immerse nella natura, reperti di lavoro (dalle multi-spatole fino alle scope di paglia) e video che ne documentano l'atto creativo; lasciandoci, fuori da ogni definizione teorica, l'immagine di una artista consacrato alla "frontiera".

TRA IL VUOTO E LA VITA - E sono spatolate nere che oltraggiano toni delicati o squillanti, oppure distese rarefatte ferite da zampilli di luce, o ancora galassie di colore, cariche di millenni, colte nell'istante del loro scontro. Insomma, Hartung possiede la facoltà magica e insieme matematica di un alchimista esploratore, con la quale si cala nella struttura dell'universo, per aggrapparsi a quel preciso istante in cui l'energia volge in atomo, il rombo del caos in emozione, il vuoto in materia, e fissarlo sul bianco della tela. Da brivido, osservandolo dipingere, è intuire come da gran visionario ricostruisca razionalmente, a ritroso, e al contempo notare quale pulsione istintiva guidi il suo gesto: sospeso tra sezioni auree e impulsi interiori, Hartung ci fionda in quei territori dove la vita è ai primi vagiti, partorita dal nulla.

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