Cultura

Gli uomini e le donne comuni di Balkenhol

Dietro all'apparente imperturbabilità, la consapevolezza dell'esistenza, nelle sculture in legno dell'artista tedesco

Morbide come fossero realizzate con il pongo, ti invogliano a prenderle per le loro grandi e rassicuranti mani, a morderle quasi fossero di cioccolato. E invece sono in legno, le creature di Stephan Balkenhol (Fritzlar, Germania, 1957) che trascorreranno un soggiorno estivo al fresco del PAC.

IMPERTURBABILE CONSAPEVOLEZZA - I volti di uomini e donne dai caratteri germani sembrano nascondersi dietro sguardi all'apparenza imperturbabili, ma, una volta avvicinatisi, i segni si fanno più evidenti, seppur mai ostentati. E' una pacata espressività, quella che dona Balkenhol ai suoi personaggi, che racchiudono così dentro sè la consapevolezza d'esistere. Essi dialogano senza bisogno di parole, giocano una partita di calcio senza bisogno del terreno, danzano senza musica. Novelle sfingi, contemporanee cariatidi, tutto si svolge all'interno dei loro corpi, non curanti degli spettatori. E se un uomo di legno può sostenere il mondo con una mano, può un Icaro di bronzo riuscire a volare?

LA DIVISA DELL'UOMO COMUNE - L'artista tedesco, a cui Federico Motta Editore dedica il catalogo, si confronta, da oltre vent'anni, con gli uomini e le donne di tutti i giorni, trovando ispirazione nella statuaria antica, ma scostandosi contemporaneamente da essa. La figura umana viene smitizzata attraverso le creazioni di Balkenhol. Come scrive il curatore del libro Maurizio Sciaccaluga "Balkenhol evita ai suoi protagonisti qualsiasi gesto, pone le sue statue nella più assoluta immobilità (ma solo apparente) e le distacca decisamente dalla tradizione. A fronte di una normalità evidente, fatta di vestiti banali e di un'apparente indifferenza per i particolari – ogni figura indossa sempre la "divisa" dell'uomo comune, che l'autore osserva e fotografa per le strade –, sono le superfici ruvide e scavate, la forza espressiva del materiale utilizzato a conferire movimento e potere evocativo alle opere."

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