Cultura

Genio e sregolatezza nella Bassa

La Storia dell'Arte rivaluta Antonio Ligabue, strappandogli l'etichetta "naif"

Quasi erano trent'anni che Antonio Ligabue mancava da Milano e visitando olii e disegni a Palazzo Reale si può ben dire che siano stati troppi. Irruento, selvaggio, naif, gli aggettivi sul pittore nato in Svizzera all'alba del secolo scorso si sprecano, qualcuno è azzeccato, qualche altro un po' meno.

IL TORMENTO DI UN GENIO -  L'antologica milanese fortemente voluta dal "fu" Assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi è sterminata: 250 opere divise in tre sezioni, l'una dedicata ai paesaggi agresti, l'altra alle belve, l'ultima agli autoritratti. Si comincia però con la motocicletta dell'artista e copia della sua patente di guida recante il cognome "Laccabue". Negli intenti del curatore Augusto Agusta Totta sono proprio questi ultimi il cuore pulsante dell'esposizione. Rivelatori di un animo tormentato dal desiderio feroce di frugare nel suo io, pur di portarli a compimento il loro autore non esitava a prendersi a sassate: nello specchio e sulla tela Ligabue non voleva vedere altro se non la sua essenza più vera. Per questa inquitudine Sgarbi l'ha paragonato a Van Gogh. Di certo c'è che in quegli anni del Dopoguerra, età in cui l'uomo si guardava indietro  e vedeva solo il fondo toccato dalla sua specie con i lager, la guerra e le dittature, erano pochi gli artisti col coraggio di indagare la figura umana. Non lo fece Morandi, non lo fece Sironi, Ligabue sì. Ma lui era fuori dal tempo.

LA FORESTA SUL PO - Nella piccola cittadina di Gualtieri, Antonio Ligabue sprofondò fino al collo in un mondo duplice: quello interiore tormentato e quello là fuori, lussureggiante di vegetazione, dove far sguazzare la sua personale istintività artistica (primitiva, direbbe qualcuno). Sulle sponde del fiume Po dipinge un'infinità di lepri e volpi e galli in combattimento, e poi tigri, leopardi, leoni reduci da pasti umani in una giungla da scovare dietro l'angolo. E' qui che si trova la violenta vitalità dell'artista, qui che il piacere erotico del suo dipingere e del suo indagare trova le forme e i colori migliori. Le bestie maculate fanno compagnia all'irrequietezza di Ligabue sullo sfondo della selva nella Bassa padana.

Qualcuno sottolinea con sufficienza che Ligabue sia artista amato da grandi e piccini, quasi a sminuirne il genio. Vengono in mente le truci favole di Handersen, ricche di lupi famelici e orchi sanguinari: anche per queste presenza truculente "funzionano" da sempre sull'infanzia. Casomai sono gli adulti a volerle edulcorare. Ligabue, in comune con i bambini, forse ha proprio e solo questo: è sottovalutato.

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