Il 24 novembre alla Stazione Centrale è stata inaugurata la Feltrinelli più grande d'Italia. Progettata dall'architetto argentino Miguel Sal, si estende su 2500 metri quadrati ed è aperta 365 giorni all'anno. Mi faccio strada tra la folla di curiosi, bibliofili, turisti e membri dello staff e raggiungo il quarto e ultimo piano, adibito a mostre ed eventi culturali. Lo spazio è dedicato a Giorgio Gaber e fino a gennaio ospita L'illogica utopia, una mostra di fotografie scattate da Guido Harari proprio al cantautore e attore milanese. 

TAGLIENTE SIGNOR G - "Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono" è la scritta che campeggia sulla parete della sala. Si tratta del ritornello di una delle ultime canzoni di Gaber, artista ironico e irriverente fino alla fine. L'autore ha segnato una tappa fondamentale nella storia della musica italiana: con i suoi testi a metà strada tra il monologo teatrale e la canzone di denuncia, attaccava debolezze e vizi dell'Italia, dimostrando allo stesso tempo un amore profondo per il Paese e per Milano, sua città natale. 

GABER E HARARI - Le immagini di Harari ritraggono Gaber in più occasioni. Lo si vede duettare giovanissimo con Enzo Jannacci, accennare passi di danza, posare con la chitarra in mano e sfoderare quel sorriso affabile che l'ha sempre caratterizzato. Harari è critico musicale e fotografo: ha lavorato a stretto contatto con personaggi come Frank Zappa, Dire Straits e Paul McCartney, ed è stato a lungo il fotografo personale di Fabrizio De Andrè. Nei suoi suggestivi scatti si respira musica.

Il libro fotografico Gaber. L'illogica utopia (Chiarelettere, Euro 59,00) viene presentato il 3 novembre alle 18.30 alla presenza di Harari, Dalia Gaber, Paolo Dal Bon, Roberto Vecchioni e Luigi Zoja.
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