Fuori Milano: Antonio Ligabue

Sulle orme del grande pittore tra Reggio-Emilia, Gualtieri e Cencenighe Agordino

Sono arrivato alla pittura di Antonio Ligabue per vie traverse, attraverso il tubo catodico di un piccolo televisore in bianco e nero. Ero ancora sulle ginocchia di mia madre, quando la Rai mandò in onda dal 22 novembre 1977 in tre puntate lo sceneggiato sulla vita del pittore naif per la regia di Salvatore Nocita. La vita tormentata di Ligabue diventa davvero struggente grazie all'indimenticabile interpretazione di Flavio Bucci, che ne mette in risalto l'originalità per la visione del mondo. L'istintività e l'autenticità fanno parte di due facce della stessa medaglia, che si insidia in una collezione memorabile di dipinti in cui  la semplicità della vita prende forma attraverso elementi vegetali, animali domestici e selvaggi.

A quarant'anni esatti dalla morte, tre città gli hanno reso omaggio con tre mostre imperdibili. Passando per Reggio-Emilia e Gualtieri è d'obbligo una tappa alla mostra Antonio Ligabue - Espressionista tragico (fino al 16 ottobre 2005), che punta a valorizzare l'artista attraverso l'esposizione delle opere ma anche ai testi nell'omonimo catalogo edito da Skira con l'intervento di celebri studiosi europei. A Palazzo Magnani a Reggio-Emilia sono in esposizione più di cento dipinti, tra cui molti di grandi dimensioni, mentre nelle sale di Palazzo Bentivoglio a Gualtieri si possono ammirare trenta disegni e incisioni originali e più di cinquanta terrecotte.

Nel bellunese, a Cencenighe Agordino, si è da poco concluso un altro evento dedicato al "Van Gogh della bassa padana": una grande mostra antologica, promossa dal Centro Studi Antonio Ligabue di Parma e curata da Augusto Agosta Tota, con oltre 150 opere tra oli, disegni e sculture, raperite in tutta Italia e all'estero. Si dicono molto soddisfatti gli organizzatori poiché la rassegna ha toccato la cifra dei 40.000 visitatori. L'elogio non va soltanto all'evento, ma anche ad una pubblicazione davvero ineguagliabile. Mi riferisco al bellissimo catalogo monografico Ligabue edito dallo stesso Tota che ha scritto: "Ligabue ha fatto divampare il sogno nella realtà, con la realtà la fantasia che insieme raccoglie infanzia e dramma di esistere".

Uno splendido manufatto editoriale che, oltre a farlo girovagare in un percorso artistico con saggi di impeccabili firme (tra queste c'è anche Vittorio Sgarbi), permette al lettore di accarezzare i quadri. Sì, sfogliando il catalogo si inciampa in alcuni dipinti come "Fattoria teutonica" (1960) o   "Leopardo con bufalo e iena" (1928) che sembrano prendere forma al tatto delle nostre mani. Il miracolo che Kurosawa fece nel suo film "Dreams", facendo camminare lo spettatore nei quadri di Van Gogh, Augusto Agosta Tota lo ha fatto con la stampa di queste opere di Ligabue. Chissà cosa avrebbe detto il pittore vedendosi tra le mani questo catalogo e questa mostra celebrativa. E noi adesso, come ha scritto Davide Lajolo, non possiamo che "continuare a parlare di questo uomo, superbo di poesia, straziato d'amore, carico d'ira".

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