Cultura

Dallo sguardo al volto impossibile

Un paesaggio vissuto è l'immagine esistenziale per il giovane Nicola Villa

Si è aperta giovedì 15 giugno la prima personale milanese del giovane lecchese Nicola Villa (classe '76) che, in un allestimento diviso tra la Galleria Montrasio Arte di via Brera e la Galleria Bellinzona in via Volta a Milano, presenta trenta opere realizzate in questi ultimi due anni.

GIOVANE TALENTO - Giovane di talento, con una laurea in architettura in tasca, Nicola Villa incarna perfettamente l'idea dell'artista che "pasteggia" con cura disinvolta i colori a olio ricavandone una materia astratta, un singolare gioco di luci e ombre sorprendentemente vicini alla realtà delle cose, del nostro vissuto quotidiano. "Dallo sguardo al volto impossibile", è un'esposizione curata da Stefano Crespi, in cui gli sguardi di uomini, le sagome di giovani sono ritagliati su uno sfondo cittadino privo di una consistenza realista, eppure facilmente riconoscibile al primo sguardo proprio come in un’istantanea fotografica.

GALLERIA BELLINZONA - Alla Galleria Bellinzona, Madagascar, ritratto di giovane dai tratti somatici africani stupisce per la profondità del colore che, anche se scuro, emana una luminosità naturale e cattura fin da subito lo sguardo del visitatore. Come non notare i riccioli che fungono quasi da cornice all'immagine ritratta mentre il volto stesso sembra quasi lievitare in uno spazio aereo mosso da una gentile brezza. Spostandosi invece alla Galleria Montrasio si possono ammirare la serie di Racconti di periferia che si aprono come le pagine di un libro pop-up dove le figurine di uomini e quelle delle abitazioni si stagliano in uno sfondo stilizzato che richiama le ambientazioni del Realismo esistenziale milanese degli anni Cinquanta e Sessanta.

IMMAGINE ESISTENZIALE - Nella pittura di Villa, un paesaggio vissuto è l'immagine esistenziale come afferma il curatore della mostra nel suo catalogo. "A Milano, l'immagine esistenziale era stata un bisogno continuo di domande, di incontri, di relazioni: l'abbandono, un resistere in un umanissimo margine di nostalgia, di speranze sognate. Così scorreva quella tipologia di interni, studi, edifici scuri, paesaggi urbani e prati di periferia. Nicola Villa su questi rimandi da una parte rivela un'ampiezza iconologia, dall'altra parte opera uno spostamento verso una forma desertica mentale. Inevitabile rimane l'elaborazione del volto. Il Novecento da una parte è stato un cammino verso il mare dell'oggettività, verso lo spazio di una superficie siderale vana e assoluta. Il volto rimane il punto rischioso, irreversibile.

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