Cultura

Carmelo Zotti

Sogni metafisici e surreali, eros, tenerezza ed emotività nelle tele alla Permanente

SINGOLARE CASO - Se vi sentite osservati dagli occhi del Mistero di una piramide rosa sulle sponde di un lago ove impera un monte ciclopico, allora non v'è dubbio, siete proprio atterrati nel mondo di Carmelo Zotti, dal 10 gennaio al 4 febbraio a La Permanente di Milano. Egli rappresenta uno dei casi più singolari e fervidi della figurazione italiana del secondo dopoguerra e qui lo si può ben vedere attraverso le oltre cento opere, riguardanti l'intero periodo di produzione. Cresciuto alla scuola veneziana di Bruno Saetti nella Venezia degli anni Cinquanta, vicino dapprima al clima informale, Zotti si scontra con la Pop Art e matura una pittura a forte componente narrativa non lontana dai riferimenti al "nuovo racconto" italiano e a maestri internazionali come Rafael Canogar e Alan Davie, Wols e Pierre Alechinsky, Graham Sutherland e Philip Martin.

SOGNO SURREALE, EROS E TENEREZZA - Resterete sospesi nelle arie dense di colori caramellati di sogni metafisici e surreali, grazie ad un'iconografia che attinge alla grande arte centroamericana e indiana. Fiotti di luce baciano signorine e guerrieri che riposano fra rovine antiche, amanti epici e contemporanei che si scambiano sensuali gesti e chissà quali parole... Corpi di alieni umani che intrecciano le proprie emozioni con quelle dell'osservatore in un elegante Inverno che assume le sembianze di una bellissima donna. Forte è la componente mitologica e "bestiale", così come onnipresente è il mistero del non detto, dell'intravisto, di ciò che sta per venire. Le "creature" di Zotti abbracciano il visitatore come un uomo stringe da dietro la sua donna, tenendola al ventre in una commistione di oscuro eros e tenerezza pastello.

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