Bondage Art

L'erotismo nell'arte. Bondage come rito antico, teatrale prima che sessuale

Bondage, sadomaso, feticismo... è tutto lecito nel gioco dell'arte? Probabilmente sì, purchè si elevi ad un livello più alto l'oggetto ritratto, per spersonalizzarlo del mero suo significato e portarlo ad essere un esercizio di stile, per esprimere un senso più ampio. E questo concetto, preso così come è in realtà, potrebbe fare paura, "offendere" il pudore di qualcuno, far storcere il naso a qualcun altro. Signore signori, benpensanti e free-mind, ecco a voi la Bondage Art! Dalla voce del sostantivo ingelse "bond" che significa legame, costrizione... Non restate legati alla prima impressione e cercate di vedere oltre ciò che potrebbe apparire hard, vedrete l'arte!

NON CONCESSA L'INDIFFERENZA - Chissà perchè l'arte che più si presta è quella giapponese. Forse per la complessa cultura erotica di questo Paese con lo stereotipo di donna-gheisha, emblema di remissività. Certo, stabilire un rapporto con una di loro è molto difficile, soprattutto per un occidentale. Le giapponesi vogliono conoscere bene l'interlocutore prima di decidere se fidarsi o meno. E non sono abituate al contatto fisico. A Milano, un morso di Bondage si può avere alla Galleria Cà di Frà (Via Carlo Farini, 2) con l'esposizione del grande fotografo Nobuyoshi Araki (1940), dal 21 giugno al 27 luglio. 20 cibachrome e 100 polaroid si rincorrono in un carosello di sensualità ed erotismo. Araki si può amare oppure odiare, l'indifferenza non è concessa. C'è chi lo ritiene uno dei maggiori rappresentanti dell'erotismo e chi lo liquida come un semplice produttore di pornografia, ma la sua importanza nella ricerca artistica è indubbia e non permette atteggiamenti semplicistici o non aperti a possibili riletture. Ritrae donne attrici di un palcoscenico nel quale va in scena l'Eros, con le sue sfaccettature, le sue ombre, i suoi giochi e la sua gioia di vivere. Bondage come rito antico, teatrale prima che sessuale. Si tratta dell'antica tecnica del KARADA, un bondage che avvolge tutto il corpo in una specie di rete, stimolandolo ovunque passi la corda, ma soprattutto nei punti dove sono piazzati i nodi. Mai con espressioni d'angoscia o sottomissione, queste donne ci attirano maliziose in un gioco di ruoli che coinvolge anche lo spettatore più algido, attore suo malgrado.

Araki compare anche a Bologna nella Dark-Room della Galleria Spazia (Via dell'Inferno 5), insieme a opere di Bob Carlos Clarke, Robert Mapplethorpe. Sesso e decesso, per dirla con Woody Allen, sono gli aspetti caratteristici dell'attrazione erotica, i vecchi Eros e Thanatos dei greci. "Dark Room" non solo come luoghi di pratiche poco ortodosse, ma soprattutto come luoghi della mente, spazi non ancora attraversati dalla luce della normalità. Gli istinti sono sempre stati oggetto di repressione, soprattutto nel mondo occidentale. Il coperchio è sollevato, facendo luce su luoghi bui e segreti come riflessi di un'altra vita, grazie alle loro macchine fotografiche, camere o-scure che danno vita a creature della notte figlie di una  sessualità liberata. Per dirla come Araki: "Senza l'oscenità le nostre città sarebbero tetre, la vita mortalmente noiosa". Del 2005 alla Galleria Extra di Roma (Via Giotto 1) è la mostra bondAge! di Simone Giovagnorio che grida il mercato scorretto dell'estetica fai-da-te prodotta a porte chiuse, quella consumata da assuefatti internazionali protetti da rispettabili qualifiche o false identità. Nudi e crudeli shockumentary che evidenziano la sottile linea rossa della pelle costretta dal laccio emostatico è la diva del mass-market on line e home video. Una divulgazione non effimera della tendenza che da fashion diventa fleshion perchè riguarda la carne, l'identità e la sottomissione.

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