Giappone a Milano, un percorso

Big in Milan

Tra Giappone e milanesi è amore. Espresso in cucina ma anche altrove. Sempre in città naturalmente

Presente, passato e futuro del Giappone a Milano. Tracciare un percorso sul filo rosso del Sol Levante per le strade della nostra città significa attraversare buchi neri: ora sei nel 2015, ora sei nel 1887. Il nostro oggi, il 2009, è l'anno che il Comune di Milano ha dedicato alle arti nipponiche e a guardare la programmazione di Palazzo Reale, Spazio Forma, PAC, chi avrebbe da obiettare?

IERI - Il Giappone non è sempre stato così vicino. Agli albori del '900 globalizzazione e web erano parole sconosciute e si guardava a Oriente con stupore e in certi casi, i voli della fantasia atterravano nelle terre del capolavoro: è il caso di Giacomo Puccini e della sua Madama Butterfly. Ma non è nella sua abitazione milanese di via Solferino 27 e nemmeno in quella di via Verdi 6 che il compositore ideò la Butterfly. Lì visse tra 1887 e 1900 e scrisse le musiche di Tosca e Bohème. La Butterfly debuttò alla Scala nel 1904 e il pubblico la accolse con sonori fischi, uno sgarbo che Puccini non perdonò mai alla città.

DOMANI - Dal passato al futuro, quello dell'ormai ex zona fiera. Là dove un tempo si spiegavano i padiglioni della campionaria, domani si innalzeranno le torri di tre architetti di grido: Daniel Libeskind, Zaha Hadid e Arata Isozaki. Il tanto discusso progetto City Life prevede che entro il 2014 Milano abbia queste tre torri, quella disegnato dal giapponese Isozaki (già autore dell'omonimo palazzetto dello sport di Torino, il PalaIsozaki, ndr) sarà l'edificio più alto d'Italia con i suoi 220 metri. A base rettangolare, con pareti di vetro che presenteranno dei "rigonfiamenti" in successione, la torre sarà abitata nella sua sezione centrale da uffici, mentre ai lati scorreranno ascensori panoramici. In cima non mancherà un ristorante con un colpo d'occhio straordinario su Milano. Per ammirare lo skyline milanese completo delle torri, converrà salire sulla cara vecchia Torre Branca...

FASHION & ARTS - Ieri: oggetti antichi, raccolti da collezionisti e viaggiatori milanesi dalla seconda metà dell'Ottocento si trovano nella Raccolte Extraeuropee dei Musei del Castello Sforzesco. Oggi: i suppellettili moderni (leggi portafogli e borse) disegnati da Takashi Murakami per il marchio francese del lusso Louis Vuitton, nella boutique di Galleria Vittorio Emanuele. Nel primo caso si entra e si guarda, nel secondo caso si entra, si guarda e (forse) si compra. Murakami è un artista quotatissimo che non disdegna la collaborazione con il mondo della moda, da cui arriva un altro giapponese, Yohji Yamamoto, tanto amato da Carla Sozzani, che da 10corsocomo mette in vendita (e in esposizione) i capi dello stilista. Eccentrici e al tempo stesso morigerati, i suoi abiti si connotano per tagli e stampe irregolari, sull'adorato nero a cui non sempre è fedele.

SUSHI, TÈ E ME - Forse la ragione per cui Milano (e l'Occidente) impazzisce tanto per il Giappone è la cucina. Una grammatica dove gli imperativi sono sushi e sashimi: chi la conosce bene sa però declinare anche i predicati delle paste soba e udon, dei ramen, delle fondute, delle zuppe, dei maki, delle tempura e del kushi. Complemento di luogo? I ristoranti giapponesi della città ovviamente. Legata alla cucina è la cerimonia del tè: per la materia prima, un indirizzo che dice tutto: L'Arte di Offrire il Thé. Vorremmo mica dimenticarci l'arte dell'Ikebana? Il Centro di Cultura Giapponese tiene un corso ad hoc e dei seminari sull'Ikebana Therapy, sulla cura di sé attraverso la Via dei Fiori e la meditazione Zen.

CERCANDO UN PONTE GIAPPONESE... - Molto orientale la pratica della meditazione, molto occidentale quella dello shopping. Se siete più dediti a quest'ultimo sport, tappa da Tokaido Futon per dormire sonni orienatli, Yamato Shop per divorare manga di ogni genere, Muji, tempio del design jappo no logo e Surimono, per pennelli, inchiostri e carte, l'occorrente per misurarsi con la shodo, l'arte della scrittura che chiamare calligrafia sarebbe un delitto. Aiuta a non perdere il filo degli eventi nipponici in Italia il sito della Fondazione Italia Giappone. Da tenere d'occhio anche quello del Consolato Generale Giapponese di Milano, che propone di tanto in tanto mostre interessanti. Dove concludere il nostro percorso? Sarebbe bello trovare un ponte giapponese in città, ma dovremo accontentarci del Ponte delle Sirenette del Parco Sempione. Sayonara

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