Baby Munari per sempre

Milano festeggia il centenario della nascita del "Piccolo Principe" del design, poliedrico e vulcanico artista dall'animo di fanciullo

Il pensiero del fanciullino di pascoliana memoria arriva alla mente a pochi minuti dall'inizio della visita alla mostra dedicata a Bruno Munari alla Rotonda della Besana, fino al 10 febbraio. Se poi, scorrendo le teche che accolgono i lavori grafici del designer, si incontra un suo vecchio amico che confessa "Da quando è morto Brunone non sono più bambino" e il signore in questione non è proprio un giovincello, allora è chiaro. Chiaro che il genio di Munari consiste nell'aver lasciato sempre la porta aperta al Bruno Munari bambino che fu.

MUNARI, CHI ERA COSTUI? - A cent'anni dalla nascita, forse ancora non si sa come definire Bruno Munari: grafico? designer? A questo punto "artista" pare la soluzione migliore, certo è che le sue creazioni hanno sempre la capacità di stupire unicamente grazie alla loro semplicità, sia davanti ai tessuti stampati (Le xerocopie originali), alle Sculture da viaggio, all'orologio Tempo Libero, alle lampade e ai posaceneri design o ai giocattoli in gommapiuma che gli valsero il premio Compasso d'Oro. Tutti questi esempi scorrono lungo gli artificiali corridoi della Besana, insieme alle tante grafiche, anche pubblicitarie e alle copertine Einaudi che ancora si aggirano nelle nostre librerie.

SI PREGA DI TOCCARE - A divertire di più è però la serie di campanelli "alternativi", opere d'arte interattive. Le signore si avvicinano, una allunga la mano e smuove quello che in apparenza è un gong. "Non si tocca!", la rimprovera un'amica. E invece si tocca eccome, è anzi questo lo spirito della mostra, in linea con quello di Munari dopotutto. Gli innumerevoli libri per bambini conquistano tutti. Le pagine del volume sulla nebbia sono in carta trasparente opaca, il mitico Cappuccetto Bianco ha solo un cenno di colore blu (gli occhi di Cappuccetto), per il resto, è una distesa di neve candida. Munari si è inventato poi un libro che più democratico non si può: una distesa di fogli colorati senza una riga, nè un disegno, ma con un'avvertenza: "questo libro è in copia unica", quella che ognuno deciderà di farne.

SILENZIO, PARLA LA FORCHETTA - Più avanti arrivano le riflessioni sui linguaggi. Con le Scritture illeggibili di popoli sconosciuti, Munari si inventa un codice segnico ipotetico, con cui racconta vere e proprie storie, appartenenti a chissà chi. Anche le forchette parlano: l'artista ne ha creato una serie con manici e denti ripiegati a esprimere domande, stati d'animo e riflessioni, un po' come il nostro linguaggio dei gesti. Per evitare lo sforzo di parlarci al ristorante. E ancora, l'orologio con le ore che si agitano libere nel quadrante o i Fossili del 2000, i piccoli transistor imprigionati nella resina moderna, il plexiglas. Si gira per i corridoi con una fame da bambini: "Ancora!", ma si arriva alla fine e si esce con il desiderio forte di averlo voluto conoscere uno così, uno come Bruno Munari. Amore per la creatività e per la necessità di stimolarla emergono nel lavoro di quest'uomo scomparso troppo presto. Come un Piccolo Principe se n'è andato via, lasciandoci nel nostro deserto urbano a riprometterci che sì, d'ora in poi il nostro approccio alle cose sarà più fanciullesco. Prima di ritornare nel traffico o nell'attesa estenuante degli autobus.

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