Assenze che parlano

Donata Pizzi racconta l'intolleranza con una mostra fotografica in Triennale

Che volto dareste all'intolleranza? La fotografa Donata Pizzi ha deciso di parlarne "sottraendo", cioè fotografando i luoghi dove si sono verificati episodi tragici senza far vedere il dramma, ma suggerendolo. Nella mostra Intolerance Zero, in Triennale fino al 31 marzo, l'autrice espone fotografie di garage, hall, androni, marciapiedi: angoli di città e paesi apparentemente normali e anonimi, accomunati dal loro essere "teatri dell'assenza". È qui che il razzismo, il fanatismo religioso, l'omofobia e l'indifferenza mietono vittime innocenti.

IL PREZZO DELL'IMPEGNO - Attingendo a fatti di cronaca, alcuni noti (come l'omicidio della giovane Hina Saleem da parte dei familiari o l'assassinio della giornalista Anna Politkovskaja) altri meno (padre Anthony Kaiser, ucciso in Kenya), Pizzi riflette sull'origine della violenza nel XXI secolo. "Attraverso le storie di persone impegnate, racconto come la violenza sia frutto dell'ignoranza e, più in generale, dell'intolleranza". Le immagini, scattate a Como come in Israele, vengono accostate secondo criteri geografici oppure seguendo rimandi estetici e formali. 

L'IMPORTANZA DEL DIALOGO - Pizzi si lascia andare a un'amara considerazione: "Molte delle vittime di cui parlo sono donne. Come se dalla stessa condizione femminile derivi una naturale predisposizione al martirio". Da dove si parte per curare un male così sottile e pervasivo? "Vorremmo portare questo progetto nelle scuole" dice Davide Rampello, Presidente della Triennale. È con l'educazione al dialogo che comincia questo difficile percorso. Perché in fondo "l'intolleranza è l'incapacità di dialogare, la negazione assoluta della comunicazione. E, al tempo stesso, un'affermazione di grande debolezza interiore".
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