Appunti per una lucida cecita'

La luce abbaglia e costringe a strizzare gli occhi come le sculture di Bernardì Roig

Milano è una città che stenta ad affezionarsi a certi monumenti. Snobbato il Garibaldi in Largo Cairoli, criticato l'ago tricolore di Claes Oldenburg, odiatissimo il monumento a Sandro Pertini che continuamente si minaccia di togliere di mezzo. In questo clima di diffidenza fa capolino una nuova opera commissionata dalla Triennale di Milano che forse qualche attento cittadino ha già individuato dalle parti di via Vivaio: una scultura-installazione dello spagnolo Bernardì Roig.

L'UOMO DELLA LUCE - Questo il titolo dell'opera, è una figura realizzata in dimensioni reali, posta su un'asse di circa sette metri di altezza mentre porta sulle spalle 17 tubi fluorescenti accesi. E' stata collocata di fronte a Palazzo Isimbardi - sede della Provincia di Milano- il 9 maggio in occasione della giornata nazionale dedicata alle vittime del terrorismo. Il dietro le quinte di questa produzione artistica può essere indagato
presso l'Instituto Cervantes di via Dante: dieci disegni, una videoproiezione e una serie di serigrafie digitali analizzano nascita e sviluppo del progetto.

UN ROCOCO' DI MINIMALISMO - Una vera e propria personale è in corso invece alla Galleria Cardi, costituita da una serie di lavori del 2007 tra i quali video, sculture, pittura, disegni. Uomini panciuti sono disseminati nell'asettica galleria, completamente bianchi, resina o ghiaccio, la smorfia è bloccata nell'istante, illuminata da lampade a fluorescenza rigorosamente incolori. Un "mal bianco" che avvolge le vittime in un candore luminoso, simile a un mare di latte, come in un famoso libro di Josè Saramago. Un minimalismo stilistico essenziale che evoca Dan Flavin si scontra con l'insistenza dell'artista sull'aspetto teatrale dell'arte.

FROZEN DEATH - Il potere evocativo del tema della luce è forte e ha radici antiche, addirittura mitologiche. Ma la luce artificiale, più bianca del vero, svecchia la questione e raffredda lo spazio: l'incomunicabilità dei soggetti è evidente, ghiacciati e immobili, feriti e ciechi. Il tutto ha un sottobosco di morte, il ronzio del congelatore scandisce il tempo
infinito e un trucco ottico à la Yaakov Agam, nel vecchio stile dell'arte cinetica, ci svela che dietro al quieto sorriso il teschio vuoto della morte ci fissa.

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