Amélie Nothomb - Una forma di vita - Presentazione

Cultura

Amélie risponde a tutti

Nothomb parla del suo romanzo epistolare "Una forma di vita". Ma non chiedetele di scrivere una email...

Pochi scrittori occidentali possono dirsi influenzati dalla cultura giapponese come Amélie Nothomb. L'autrice belga di lingua francese, cresciuta a Tokyo e innamorata del Sol Levante, deve aver vissuto con grande ansia le notizie drammatiche giunte nelle ultime settimane dall'arcipelago nipponico, colpito duramente da maremoto e allarme nucleare. Poco prima che accadessero questi tragici eventi, la scrittrice ha fatto tappa a Milano nel tour di lancio della sua ultima creatura: Una forma di vita (Voland, Euro 14,00). Si tratta di un romanzo epistolare: curioso in piena era web, con le email che hanno mandato in crisi la vecchia corrispondenza.

CARE, VECCHIE LETTERE - Eppure Nothomb prende molto sul serio uno dei compiti che fanno parte del suo mestiere: rispondere ai fan. Da questo parte il romanzo: una lettera diversa sbuca tra le tante, è quella di un soldato americano di stanza a Bagdad, Melvin Mapple. Obesità e bulimia lo rendono diverso dai compagni, ma con la stessa voglia di tornare a casa, la stessa paura degli attentati, tutti pensieri che descrive bene all'amata scrittrice. Amélie si affeziona a questo ammiratore speciale, ma all'improvviso la voce di Melvin non si fa più sentire, pardon, leggere. Il finale è spiazzante come spesso accade nei romanzi dell'autrice.

TRA ANALOGICO E DIGITALE - La scrittura, anzi la vera e propria grafomania, e il rapporto con il cibo sono alcuni temi che si incontrano nella vasta produzione di Nothomb. Sulla scrittura, e in particolare sulla corrispondenza, l'autrice si dichiara affezionata a quella vecchio stile: "Le email non mi appartengono. Le trovo fredde, poco personali. A me piace prendere in mano la carta, sentire il peso di una busta". Del resto, il rapporto con francobolli e lettere dura da quando era obbligata a scrivere al nonno: "Abitava a Bruxelles, la mia famiglia invece era sempre in giro per il mondo (il padre era ambasciatore, ndr). Mia madre mi chiedeva di scrivergli ogni domenica sera. All'inizio ero disperata e annoiata: non sapevo mai che raccontargli. Lui invece rispondeva puntualmente a me, a mio fratello e a mia sorella: cosa avrà avuto mai da raccontare?!". Dall'ufficio del suo editore francese Albin Michel, la Nothomb risponde a tutte le lettere dei fan: "A quelle che meritano, ossia a quelle sincere, umane, rispettose. Finiscono nel cestino quelle di chi chiede una foto di me nuda!".

SORRISI E LACRIME - Per la casa editrice d'Oltralpe, ogni anno, in genere nel mese di marzo, l'autrice sforna un nuovo titolo, che arriva poi sui mercati italiani il febbraio successivo. Il successo sembra scontato: pare che solo in Francia ogni suo romanzo venda almeno 200mila copie. Dov'è il trucco? "Ogni volta che scrivo una storia mi sembra che sia una tragedia, ma poi la gente la legge e ride. Allora, forse commedia e tragedia vanno insieme". E forse è proprio questo che la gente vuole trovare in un libro.

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