Alberto Burri, bentornato a Milano

Alla Triennale una mostra significativa dedicata al Maestro di Città di Castello

Una mostra antologica tutta per Alberto Burri mancava a Milano dal 1984. La Triennale riserva ora all'artista umbro ben 2500 metri quadrati dei suoi spazi ed è un buon segnale, perchè c'è tanto da dire - e tanto da vedere - su questo grande artista nato a Città di Castello. Proprio laggiù, in provincia di Perugia, sorge la Fondazione Burri e chi ha avuto il piacere di visitare Palazzo Albizzini e gli Ex Essicatoi della città, gli spazi che ospitano in maniera permenente le opere del Maestro, avrà aspettative molto alte dall'esposizione milanese.

PASSO INDIETRO - La lunga assenza di Burri da Milano ha motivi ben precisi. L'ultima
personale è del 1984, quando l'artista dei sacchi fu scelto per inaugurare l'attività di Brera nel settore del contemporaneo. La rottura tra l'artista e la città avvenne nel 1989, quando il Comune dispose l'abbattimento dell'opera scenografica intitolata Teatro Continuo, creata dal Maestro nel 1973 e ospitata al Parco Sempione in occasione della XV Triennale. Quel lavoro era l'espressione del desiderio di Burri di creare un'"opera d'arte totale": scultura, pittura tridimensionale e scenografia completamente integrata con la città. Naturale la reazione "iraconda" dell'artista che decise di non esporre più all'ombra della Madonnina.

IL PRESENTE - La retrospettiva che si inaugura in Triennale ricuce il legame con Alberto Burri ricordando tutte le tappe della sua carriera artistica. Un percorso iniziato nel '46 con una classica pittura figurativa poi abbandonata dall'artista perchè incapace di esprimere l'esperienza della guerra e della prigionia (in un campo di lavoro in Texas) e quel che gli hanno lasciano addosso. Fu così che Burri iniziò a portare nel mondo dell'Arte materiali "impropri": catrami, legni, sacchi, ferri, plastiche. Su tutti si abbatte la furia distruttiva dell'artista che brucia, taglia, strappa e tormenta questi materiali. Elementi che trovano spazio sulla tela tutt'altro che pacificamente, concedendo allo spettatore uno squarcio su un'inquietudine mai gratuita. Il sereno arriva con la serie di cellotex e dei cretti: se le superfici sono meno increspate, la ricerca non è meno costante. Questa volta però si concentra sugli spazi, sul colore. Si chiude con il ciclo dei Neri o degli "Annottarsi", opere degli anni '80, inevitabili momenti di riflessione sulla fine che Burri sente avvicinarsi, e che arriverà nel 1995. 

La  mostra della Triennale non è solo un messaggio di scuse da parte della città di Milano all'artista, ma che è anche il modo che l'istituzione di viale Alemagna ha scelto per avvicinarsi ai lavori che la porteranno ad aprire tra qualche anno il suo Museo di Arte Contemporanea.

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