Miserables recensione film

Troppo, affatto, Misèrables!

Una maxi produzione hollywoodiana porta il capolavoro di Hugo al cinema. Senza perdere una briciola del valore dell'opera

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Les Misèrables è un film che arriva da lontano: nasce a Parigi, cresce nel West End londinese per approdare a Broadway e poi a Hollywood. Tale è stato il tragitto del capolavoro letterario di Victor Hugo, edito nel 1862, indi trasposto in musical di gran successo sulla scena inglese a partire dal 1987. Uno spettacolo teatrale ora adattato dagli Studios per il grande schermo. Differente media, stessa storia: quella del delinquente redento Jean Valjean (Hugh Jackman) che, braccato dal probo ispettore Jabert (un insolitamente canterino Russel Crowe), fa della tutela della povera orfana Cosette (Amanda Seyfried) una missione di vita. Intanto la Storia si ritaglia la sua parte, sullo sfondo della Francia tra 1815 e 1832, anno in cui nella capitale moti giovanili e rivoluzionari si ribellano al potere autoritario, sognando di realizzare ideali che profumano ancora di Liberté, Egalité e Fraternité.

IL CAST STELLARE - Benché Les Misèrables non appartenga al musical tout-court, (non c'è ombra di balletto e i dialoghi si contano sulle dita di una mano), i 152 minuti di pellicola sono un osso duro per chi non ama il genere. Il pubblico italiano non rientra tra gli aficionados, si sa, a differenza di quello americano che ha preso d'assalto il botteghino. La critica non è da meno e gli ha riconosciuto tre Golden Globe: per la miglior commedia o musical, e per i migliori interpreti nella medesima categoria, a Jackman e ad Anne Hathaway, nei panni della prostituta Fantine. Valga per tutti la garanzia della regia di Tom Hooper (Oscar per Il discorso del Re) che conferma l'amore smodato per le pareti scrostate e il talento nel dirigere un grande cast tanto nelle scene intimiste (la morte di Fantine) quanto in quelle più epiche (le barricate parigine, la fuga di Valjean tra le fogne).

UNA VITTORIA "CORALE" - Irriconoscibile Jackman, ora nei panni smunti del Valjean prigioniero ai lavori forzati, ora uomo libero e forte, infine anziano e inquieto: l'attore australiano sa valorizzare tutta l'esperienza maturata sui palcoscenici di Broadway. La Hathaway gli tiene testa, Crowe lo segue arrancando a tratti, ma a colpire nel segno è il duo Sacha Baron Cohen (sì, lui: Borat) ed Helena Bonham Carter che impersonano i subdoli coniugi Thénardier, crudeli custodi di Cosette. I loro brani, le loro scene dettano un ritmo ironico e divertente, bilanciando i momenti di commozione e delicatezza riservati alle pene d'amore e di dolore narrate. Fotografia, costumi e trucco completano la formazione di una squadra che non ci si sognerebbe di cambiare. Perché vincente.

In sala dal 31 gennaio.

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