Rock of Ages Recensione

Rock of Ages

Una favola rock sulle note degli anni Ottanta

"What do you want? What do you want? I want rock'n'roll, yes I do, long live rock'n'roll", così cantavano i Def Leppard nel 1983. Il brano è Rock of Ages, lo stesso che dà nome alla pellicola diretta da Adam Michael Shankman, in uscita nelle sale il 20 giugno. Tratto dall'omonimo musical di Broadway, il film ripercorre la storia musicale degli anni Ottanta. Ma è anche un inno alla libertà d'espressione, allo spirito di chi decide di seguire l'istinto e le proprie passioni, senza condizionamenti.

UN CAST STELLARE - Ambientato a Los Angeles, Rock of Ages ci riporta al 1986. E lo fa con un cast a dir poco stellare: un inedito Tom Cruise, per l'occasione "fisicato" e tatuato, interpreta la rockstar Stacee Jaxx in un momento di crisi artistico-esistenziale; Catherine Zeta-Jones è la moglie dell'aspirante sindaco, una puritana tutta tailleur color pastello, casa e chiesa, che conduce una crociata cittadina contro il rock; uno straordinario Alec Baldwin è Dennis Dupree, proprietario del club The Bourbon Room, palcoscenico leggendario per esibizioni live ad alto tasso energetico; Diego Boneta e Julianne Hough vestono rispettivamente i panni di Drew Boley e di Sherrie Christian, i due giovani protagonisti che condividono l'amore per la musica e l'aspirazione a diventare delle vere star. Nel cast anche la cantante Mary J. Blige.

UNA FAVOLA ROCK - Gli elementi ci sono tutti: i buoni, i cattivi, gli eroi e i corrotti. Catarsi e redenzione rock sono al centro di una favola moderna, raccontata sulle note di celebri brani degli anni Ottanta. Tutti interpretati dai protagonisti del film. Si va da I Love Rock N’Roll di Joan Jett & the Blackhearts a More Than Words degli Extreme, da Paradise City dei Guns N’ Roses a Wanted Dead Or Alive di Bon Jovi. E ancora, Any Way You Want It dei Journey, Every Rose Has Its Thorn dei Poison e I Want to Know What Love is dei Foreigner. In un'epoca in cui iniziano a prendere piede il rap e le boy band, il rock diventa simbolo della purezza d'animo, metafora di tutto ciò che non è né artefatto né snaturato. Della serie, il rock vince su tutto e su tutti.

Capelli cotonati, stivaletti, canotte e muscoli in vista ci trasportano nei reaganiani anni Ottanta. Impossibile non farsi coinvolgere dalla colonna sonora, che rievoca lo spirito positivo e il sogno rock di un intero decennio. Centoventi minuti che mettono di buon umore: una carica di adrenalina che, di questi tempi, non può che far bene.
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