Re della terra selvaggia recensione

Cinema

Re della terra selvaggia, stella del cinema indie

Arriva in Italia il film dell'esordiente Benh Zeitlin, tra i favoriti agli Oscar 2013

Non ci sono dubbi: Re della terra selvaggia è il film indipendente dell'anno. Ha conquistato la critica, si è portato a casa premi prestigiosi (vedere alla voce "Cannes" o "Sundance") e arriva alla notte degli Oscar con quattro nomination in tasca. Per il Miglior film, la Regia, la Sceneggiatura non originale e la Miglior attrice protagonista. Che risponde al nome di Quvenzhané Wallis: una ragazzina di nove anni (neanche sette all'epoca delle riprese), volto e anima del film dell'esordiente Benh Zeitlin.

TRA FANGO E SOGNI - Siamo nelle paludi intorno a New Orleans, la "Grande Vasca", come la chiamano i suoi abitanti, un gruppo di derelitti che per scelta o per caso vive al di fuori della società civile, insegnando il contatto con la Natura, profetizzando il giorno in cui i ghiacciai si scioglieranno e le acque sommergeranno ogni cosa, senza sconfiggere però coloro che sapranno arrangiarsi. Come Hushpuppy, la bambina protagonista: occhi spalancati sul mondo, grande cespuglio di capelli, stivali bianchi perennemente imbrattati di fango e carattere da vendere. È un'anima pura, coraggiosa, fiera. Ma ha un vizio: le piace ascoltare il battito cardiaco degli animali che incontra, siano essi pulcini, cani o il padre Wink, la cui "auscultazione" non rivela niente di buono. E poi si porta sempre appresso la maglietta di sua madre, che l'ha abbandonata per andarsene a intrattenere i lavoratori di una piattaforma petrolifera.

UNA CRESCITA DIFFICILE - La madre di Hushpuppy, il terribile uragano che sconvolgerà la Grande Vasca, la minaccia delle belve primordiali (gli Aurochs) liberate dai ghiacciai sciolti e pronte a scontrarsi con gli umani: tutto è raccontato attraverso gli occhi e l'immaginazione di questa bambina, grazie a un lavoro registico sapiente, fatto di immagini di forte impatto per crudezza o poesia. È tra questi territori che si muove il film: da una parte la Natura con le sue nude regole, dall'altra gli affetti. "Se non mangi, muori", si ripete incessantemente nel film. Ma vivere e crescere richiede sì cibo, ma anche tempra, amore, maturazione personale. Quella di Hushpuppy è una storia di crescita in un mondo ostile, dove corpo e poesia devono sopravvivere entrambi al peggio. Una storia raccontata con toni fantasy e tocchi iperrealisti: estremi che il giovane Zeitlin riesce a tenere in equilibrio fino alla fine, spiazzando (e conquistando) anche i critici più scettici.

In sala dal 7 febbraio.
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